Il 21 aprile in prima serata è tornato in onda l’ appuntamento con Le Iene, la fortunata trasmissione di Davide Parenti ferma dopo il lungo stop resosi necessario in seguito al caso di positività al coronavirus riscontrato nella redazione (quello di Alessandro Politi che ne ha parlato in un lungo video pubblicato in rete). In onda da uno studio che ricorda nella grafica quello tradizionale, i conduttori Filippo Roma, Matteo Viviani e Giulio Golia sono andati in video in una situazione di apparente normalità, ante coronavirus. Seduti vicini senza il metro e mezzo di distanza a separarli, e senza indossare guanti e mascherine, hanno offerto al pubblico una specie di ritorno alla normalità, alla televisione com’era prima che l’emergenza sanitaria investisse l’Italia. E lo hanno fatto rispettando tutte le regole.

Lo studio virtuale de Le Iene

La messa in onda della prima puntata de Le Iene ha scatenato una ridda di domande da parte degli spettatori. Com’è possibile – si chiedeva qualcuno – che Roma, Viviani e Golia siano seduti vicini e che non indossino guanti e mascherine? Alla domanda aveva già risposto Davide Parenti il 14 aprile scorso quando, intervistato da Tv Sorrisi e Canzoni, aveva anticipato che Le Iene sarebbero tornate in onda da uno studio virtuale, un artificio solo visivo che sarebbe dovuto servire a suggerire l’idea di una presenza in studio dei conduttori: "Ci sarà uno studio ‘virtuale’ che ricorda app come Zoom e Skype. I conduttori non saranno vicini, ma saranno avvicinati elettronicamente. Sullo schermo risulterà un’immagine simile a quando facciamo un’intervista tripla". In realtà, durante la diretta Viviani andava in onda a Milano mentre Filippo Roma e Golia da Roma.

Un nuovo modello di televisione possibile per pochi

La prima puntata de Le Iene dimostra che un nuovo modello di televisione temporaneo è possibile, certo, ma che lo è per pochi. Il risultato ottenuto è perfetto anche grazie all’illusione della “scrivania continua”: una striscia bianca, lineare, simile a una vera scrivania che ha permesso ai tre conduttori di avere non solo lo stesso sfondo, ma di riempire lo schermo allo stesso modo, in maniera tale che le loro tre immagini potessero essere semplicemente affiancate in maniera credibile. Riproporre lo stesso tipo di illusione coadiuvata dalla grafica sui talk o sui talent, per esempio, potrebbe risultare già molto più difficile anche per il numero di protagonisti coinvolti. A Le Iene le figure da allineare sono tre, quelle dei conduttori. Il resto è affidato ai servizi video, alle inchieste e agli scherzi. Qualcosa del genere potrebbe funzionare per Striscia la notizia – rimasta in onda regolarmente con i conduttori fisicamente presenti in studio e ben distanziati – e per altri pochi programmi. Ripensare alla tv tutta normalizzata attraverso una serie di artifici virtuali potrebbe non essere un modello immediatamente possibile.