Sul palco dell’Ariston si parla di calcio, e questa non è una novità. La novità della terza serata del Festival è che non lo si fa solo grazie alla presenza di Zlatan Ibrahimovic – domus, a suo dire, dell’intera manifestazione – ma anche grazie a un ospite per il quale lo sport non è solo divertimento, ma assume un significato davvero particolare.

Powerchair football: uno sport innovativo

Donato Grande è il capitano della nazionale italiana di Powerchair Football, il calcio in sedia elettronica, una disciplina sportiva nata in Francia negli anni Settanta. Ad affrontarsi seguendo regole analoghe a quelle del calcio sono quattro giocatori contro quattro, equipaggiati con una speciale sedia elettronica dotata di una protezione vicino ai piedi. La disciplina è stata riconosciuta dal Comitato Italiano Paralimpico e negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di molti amanti dello sport affetti da patologie simili a quella di Donato che hanno accettato la sfida di superare i propri limiti e dare il massimo.

Il sogno di palleggiare con un campione

Originario di Trani, in Puglia, Donato è un grande appassionato di calcio e tifoso del Milan. Nonostante la sua disabilità, Donato ha sempre coltivato il desiderio di giocare e la scoperta del Powerchair Football gli ha cambiato la vita. Ha fondato una società sportiva convinto che lo sport possa essere un veicolo di benessere, educazione e inclusione ed è diventato campione nazionale con la sua squadra, la ASD Oltre Sport. Gli rimaneva un sogno nel cassetto: poter incontrare il suo giocatore preferito, Zlatan Ibrahimovic. Il desiderio si è avverato ieri sera sul palco dell’Ariston dove, dopo l’emozione di una serie di passaggi, c’è stato anche uno scambio di maglie, nella migliore tradizione calcistica.

La speranza di tornare a giocare

Lo sport salva la vita: questo il messaggio che Donato Grande ha voluto lanciare. Come tutti gli sport, anche il Powerchair Football è oggi fermo a causa dell’emergenza Covid, dunque tanti ragazzi e ragazze – affetti da patologie, ma non solo – sono privati di un aspetto della loro vita che non riguarda solo il divertimento e la socialità, ma è prezioso per la loro salute. L’auspicio è che questa situazione cambi presto e che si possa tornare ad allenarsi e gareggiare in sicurezza.

Non solo sport: l’abbattimento delle barriere riguarda tutti

In chiusura, Amadeus ha voluto fare un appello importante ricordando quanto sia ancora grave il problema delle barriere architettoniche nel nostro Paese. Solo il 30% degli edifici scolastici le ha abbattute e solo il 5% dei parchi gioco è accessibile ai disabili, ricorda. Far sì che le nostre città siano accessibili dovrebbe essere una priorità per chi ci governa, ma anche noi possiamo fare qualcosa per rendere l’Italia un paese più civile: evitiamo di occupare le strisce pedonali o parcheggiare nei posti riservati ai disabili, ricordiamoci di non bloccare portoni o passaggi sui marciapiedi. Possono essere piccoli gesti, ma sono fondamentali per rendere le città a misura di tutti, e la vita quotidiana un po’ più semplice a chi deve combattere ogni giorno contro la malattia.