Oggi è il giorno dell'Isola delle Rose e della sua incredibile storia. Quella di Giorgio Rosa, l'ingegnere che negli anni tumultuosi delle rivoluzioni studentesche, fondò un'isola tutta sua al largo di Rimini. Sognava un mondo libero, la realizzazione della sua utopia. E allora costruisce una piattaforma di venti metri per venti, fonda uno Stato indipendente sulla base di avere la sua piattaforma in acque lontane dalla costa. La storia vera di Giorgio Rosa è stata perfettamente inquadrata da Sydney Sibilia che dopo il primo "Smetto quando voglio", torna in perfetta forma in un film – L'incredibile storia dell'Isola delle Rose da oggi su Netflix – dove non c'è un solo frame a essere sbagliato.

Tocca ad Elio Germano il ruolo del giovane ingegnere. Scanzonato, sognatore, una sorta di Donald Duck in carne ed ossa che vuole costruire e realizzare il suo sogno che coincide con la parola "libertà". Nessun individualismo, ma una celebrazione dello sforzo collettivo è quello che è questa pellicola. Così come i compagni di ventura che aiuteranno l'ingegnere in questa straordinaria impresa: il collega e amico Maurizio (Leonardo Lidi), Wolfgang Rudy Neumann (Tom Wlaschiha), il più bravo e conosciuto pr della Riviera Romagnola che li aiuterà nell'impresa di rendere l'Isola popolare e la variabile impazzita composta da Pietro Bernardini (Alberto Astorri), saldatore e naufrago, che diventa ufficialmente il primo abitante dell'isola. Fondamentale la componente femminile: Gabriella (Matilda De Angelis), la donna che Giorgio idealizza e a cui vuole dimostrare di avere il suo posto nel mondo; e Franca (Violetta Zironi), che arriva sull'Isola dopo aver scoperto di essere incinta.

L'utopia si fa realtà e per la politica italiana diventa un problema. Il film a quel punto si muove su due binari e due colori differenti. Da un lato ci sono i colori dell'estate e della vivacità, dall'altro il tono grigio dei burocrati. Sono grigi e ridicoli i politici del film, una coppia quasi comica interpretata da Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio, rispettivamente il Presidente del Consiglio Giovanni Leone e il Ministro degli Interni Franco Restivo. Quel posto bellissimo – che dimostra la loro inferiorità – diventa un nemico da abbattere. Un posto che celebra la gioia a cui viene tragicomicamente dichiarata la guerra. Questa è la forza di questo film. Contrappone al comico al politico, il politico al comico.

In quest'isola, dove tutti contano allo stesso modo e dove tutti possono sentirsi davvero liberi, i sogni si avverano. Il film è un'iniezione di ottimismo in tempi in cui è davvero raro sorridere. È la scelta perfetta per lasciarsi questo maledetto 2020 alle spalle.