7 Dicembre 2021
16:19

L’addio di Ubaldo Pantani a Quelli che il calcio: “Aveva già chiuso a maggio, la colpa è di tutti”

Il comico saluta il programma che chiude dopo quasi 30 anni, facendo un bilancio delle responsabilità, ma anche specificando che quello iniziato a settembre era un programma che non aveva nulla a che fare con il format originale.
A cura di Andrea Parrella

Risale a pochi giorni fa la chiusura definitiva di Quelli Che, andato in onda con l'ultima puntata. Una chiusura diversa dalle altre, trattandosi dell'epilogo di un programma storico, in onda da quasi 30 anni, terminato in seguito a diversi spostamenti e una crisi di ascolti irreparabile. A parlare, a pochi giorni di distanza dalla conclusione, è chi della squadra di Quelli che il calcio faceva parte da 12 anni, ovvero Ubaldo Pantani, dal 2009 autore di decine di imitazioni e momenti di comicità. Lo fa attraverso un lungo post su Facebook, più nostalgico che risentito, che inizia da una premessa: “Quelli che il calcio non ha chiuso".

Il post di Ubaldo Pantani

Questo il posto di Pantani, che spiega chiaramente come l'esperienza di Quelli che il calcio fosse finita al termine della scorsa stagione: "Il 2 dicembre 2021 Quelli che il calcio non ha chiuso, semplicemente perché aveva già chiuso. Il format ideato da Marino Bartoletti e Fabio Fazio, rielaborato e passato di mano in mano fino a giorni nostri con Luca, Paolo e Mia alla conduzione, ha chiuso il 2 maggio 2021. Il 2 dicembre 2021 ha chiuso un programma d’intrattenimento per la prima serata che la rete aveva proposto di pensare all’ultimo gruppo di lavoro reggente. Il neonato “Quelli che il lunedì” però, non è partito bene e nonostante lo spostamento dopo appena due puntante al giovedì, l’accortezza di togliere il suffisso “lunedì” dal titolo e l’evoluzione in talk, ha racimolato ascolti così bassi da indurre l’azienda a chiuderlo". Il riferimento di Ubaldo Pantani è all'adattamento proposto dalla rete per Quelli che il calcio, programma storicamente associato al campionato di calcio e divenuto, d'improvviso, un qualcosa a metà tra il varietà e il talk.

"Le colpe? – si chiede Pantani – Un po’ di tutti: quando si perde, chi più, chi meno, tutti hanno delle responsabilità. Ognuno si prende le sue, se vuole. Altrimenti si può sempre invocare la sfortuna, che non passa mai di moda. A me è dispiaciuto ma non così tanto. La botta grossa l’ho avuta l’ultima puntata che è andato in onda “Quelli che il calcio”. Mi ricordo che imitando un Antonio Conte felice e commosso per la vittoria del campionato della sua Inter, ho camuffato la mia emozione con la sua. Quella domenica, sì che ero triste. Nonostante l’idea di andare in prima serata ero triste perché stava chiudendo un programma storico e una parte della mia vita".

Il comico, che racconta di aver attraversato i governi di Simona Ventura, Victoria Cabello, Nicola Savino, Nicola Savino con la Gialappa’s, Luca & Paolo e Mia.  ha quindi spiegato come Quelli che il calcio abbia rappresentato in qualche modo una svolta non solo per la sua carriera, ma un momento fondamentale per lui come persona, la realizzazione di un sogno: "Quando lavoravo con la Gialappa’s, sognavo che la mia Spal o il Pisa andassero in serie A per essere invitato a “Quelli che il calcio” come tifoso inviato allo stadio. La Spal c’è arrivata nel 2017 e io facevo già parte del cast già da 7 anni.Ce ne ho passati 12 di anni, là dentro. Ho fatto puntate più di chiunque altro nella storia del programma: mi ci sono fidanzato, lasciato, truccato, travestito; ho riso, cantato, ballato, improvvisato, divertito, deluso, mangiato alla mensa, al bar, alle macchinette, nei camerini, in piedi". E quindi ripercorre la sua storia nel programma, con le varie gestioni che si sono seguite nel corso degli anni.

Anche Marco Mazzocchi dice addio a Quelli che

Nei giorni scorsi aveva parlato della chiusura di Quelli che il calcio anche un altro protagonista di questa edizione, Marco Mazzocchi, che con amarezza aveva salutato così Quelli che: "Non è mai piacevole interrompere un lavoro. Sapevamo di rischiare, uscendo dalla comfort zone della domenica pomeriggio. Il calcio spezzatino ci ha portato a questa decisione. Poteva andare meglio, certo, ma solo chi non risica non rosica. A me spiace per chi aveva scelto questo lavoro rinunciando ad altre possibilità: questo è il grande punto interrogativo di ogni nuova avventura televisiva o professionale in generale. Perciò, a me dispiace soprattutto per loro. Ogni esperienza però lascia anche segni buoni. In questo caso, aver condiviso un percorso difficile (già dalla scorsa stagione, in piena pandemia) con tante persone dotate di passione è già, comunque, un toccasana. Non capita spesso di lavorare con un gruppo così ampio e così ricco di valori, un gruppo di professionalità diverse unite da quella parola (passione) che spesso significa successo. La differenza tra spesso e sempre l'abbiamo vissuta oggi. Ma ci avete (abbiamo) messo tutto. E questo conta. Vi abbraccio compagni di viaggio. E a presto Perché no?".

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