La storia di Alberto Sordi rivive sul piccolo schermo tramite il film con Edoardo PescePermette? Alberto Sordi‘. La pellicola diretta da Luca Manfredi, racconta i primi vent'anni di carriera dell'amatissimo attore. Scomparso il 24 febbraio 2003 all'età di 83 anni, Alberto Sordi è stato tra i volti più rappresentativi del cinema italiano. Vediamo i punti salienti della sua carriera e della sua vita privata.

La povertà, gli esordi e la paga di 25 lire

La carriera di Alberto Sordi è iniziata da giovanissimo. A 16 anni era già alle prese con i primi spettacoli. Le sue condizioni economiche non erano affatto delle migliori. Ha più volte dichiarato, infatti, che all'inizio si è approcciato al mestiere di attore per poter mangiare. In un'intervista rilasciata a Mixer, raccontò:

"I miei inizi sono stati caratterizzati da questo bisogno di lavorare per sopravvivere, per mangiare. Le paghe erano talmente irrisorie. Io avevo 16 anni quando entrai nella grande compagnia Riccioli – Primavera. Debuttammo a Firenze. Io stavo in trasferta, non avevo neanche l'appoggio di una casa. Guadagnavo 25 lire. 5 lire in meno delle ballerine. C'erano due ballerine russe classiche che ballavano attorno alla statua di un Fauno. Per non costruire la statua e spendere soldi, avevano messo me vestito da Fauno con le corna. La coreografa mi insegnò il ballo classico. Il mio debutto è da ballerino classico".

Delle 25 lire che guadagnava, con una parte pagava gli abiti di scena e con la restante acquistava l'unico pasto che poteva permettersi di fare nell'arco della giornata. Alberto Sordi svelò anche l'esilarante aneddoto che gli valse un aumento di 5 lire:

"Delle 25 lire che prendevo, 10 dovevo lasciarle per il guardaroba che mi ero fatto, che era ricchissimo. Con le 15 lire dovevo mangiare. Mangiavo una volta al giorno. Mi alzavo alle 4 del pomeriggio e verso le 7:30 mangiavo. Un piatto pesantissimo. Poi dovevo fare lo spettacolo e mi rimaneva sullo stomaco. Smaltivo tutto col ballo classico. Mi buttavo sempre sulla pasta. Mangiavo spaghetti oppure un piattone di trippa. Una sera abbondarono con aglio e peperoncino e l'aglio si fece sentire. Nell'esibizione facevo un salto acrobatico verso le ballerine e a qualche centimetro di distanza gli respiravo vicino. Questa ballerina mi diede uno schiaffo e abbandonò il palco. Avevo paura che mi cacciassero, invece Riccioli mi diede soddisfazione. Sgridò lei perché non si lascia un palcoscenico. A me diede un aumento di 5 lire per poter mangiare un po' più decentemente".

Una scena del film ’Un americano a Roma’
in foto: Una scena del film ’Un americano a Roma’

10 film con Alberto Sordi da vedere assolutamente

Riassumere la brillante carriera cinematografica di Alberto Sordi è impossibile. Ci limiteremo, dunque, a indicare dieci film imperdibili che vedono protagonista l'attore, producendo comunque un elenco che in alcun modo può essere esaustivo. Tra le pellicole da recuperare: Un americano a Roma diretto da Steno, che racconta in modo satirico l'Italia del Dopoguerra. È il film da cui è tratta l'iconica frase del personaggio Nando Mericoni: "Maccarone, m'hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno". Poi, I vitelloni di Federico Fellini con la scena della pernacchia ai lavoratori e conseguenti randellate. Il marchese del Grillo di Mario Monicelli dove l'attore interpreta due ruoli, quello di un nobile e quello di un carbonaro. È il film in cui pronuncia la battuta "Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo". Da non perdere anche lo struggente Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli dove l'attore interpreta l'impiegato Giovanni Vivaldi. Ovviamente non può mancare quel gioiellino che è Il medico della mutua di Luigi Zampa. Da vedere anche: La grande guerra di Mario Monicelli; Una vita difficile di Dino Risi; Tutti a casa di Luigi Comencini; Il conte Max con Giorgio Bianchi e infine, I complessi diretto da Luigi Filippo D'Amico, Dino Risi e Franco Rossi.

Non si è mai sposato, la relazione con Andreina Pagnani

Alberto Sordi non si è mai sposato. L'attore e regista ha sempre protetto la sua vita privata. I nomi delle donne che ha amato, trapelati negli anni, sono spesso riconducibili a semplici indiscrezioni. Lo stesso Sordi ha più volte rimarcato che non sarebbe da galantuomo parlare delle donne a cui si è accompagnato. Ospite del Maurizio Costanzo Show, inoltre, spiegò il motivo del mancato matrimonio:

"Ho fatto un lavoro in cui avevo a disposizione tutte quelle che volevo, perché mi circondavano. Ecco perché nella vita scappavo. Me ne andavo a dormire. Non potevo stare sempre con queste qui che mi volevano sposare. Io non mi potevo sposare perché lavoravo e adesso, seriamente, voglio dire che è stato un sacrificio che ho fatto di rimanere scapolo. Un grande sacrificio. Ho dovuto rinunciare a delle cose perché ho lavorato ininterrottamente. Sa chi volevo sposare io? Una regina. Non per denaro. Le regine comandano tutto. Fanno tutto loro e il principe consorte può fare quello che gli pare. Poi vanno in carrozza insieme e qui rientra la rappresentanza di un attore che saluta il pubblico".

Una storia d'amore da lui confermata è stata quella con l'attrice e doppiatrice Andreina Pagnani. La relazione, risalente al 1942, durò ben 9 anni. Tra loro c'erano 14 anni di differenza, 22 lui e 36 lei. Si vociferava che Sordi avesse chiesto alla donna di convolare a nozze, ricevendo un secco no. L'attore smentì questa eventualità in un'intervista rilasciata a Enzo Biagi: "Andreina non ha fatto mai cenno al matrimonio, si figuri se io le proponevo di sposarla. Sono stato sempre sincero con le donne. Nei rapporti tra uomo e donna ho precorso i tempi". Nel 1954, Sordi avrebbe avuto una relazione anche con Uta Franz, la splendida attrice che interpretava la principessa Elena di Baviera nei film sulla Principessa Sissi.

Alberto Sordi tirchio? La sua risposta

Una diceria che accompagnò gran parte della vicenda umana di Alberto Sordi è quella sulla sua presunta avarizia. L'attore commentò divertito la cosa nel corso di una puntata di Matrix. Formulò la sua ipotesi su come si sviluppò quella leggenda metropolitana:

"È una leggenda. La parsimonia nasce dall'oculatezza perché è un danaro tutto guadagnato con il lavoro. Poi non siamo così ricchi come la gente crede. Siamo i più esposti alla luce del giorno, paghiamo le tasse. Poi quando ti arride il successo, ti circondi di gente che si occupa di te. Io magari davo al mio segretario 200 mila lire di mancia da lasciare a un albergo e poi non li dava. Poi ci sono gli antipatici, a cui effettivamente non ho mai pagato né un caffè, né un aperitivo. Perché avrei dovuto farlo? E quelli hanno detto che sono avaro".