È scoppiato un incidente diplomatico tra la Polonia e Netflix, a causa della serie-documentario dedicata alla Shoah "Solo il Diavolo lo sa" (intitolato "The Devil Next Door" nella versione originale). Il motivo? Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha sporto una lamentela contro la piattaforma di streaming accusando la produzione del doc di aver "riscritto la storia" e chiedendo a gran voce di di correggere "il terribile errore" che sarebbe stato "commesso volontariamente". Al centro della discordia, una mappa dedicata ai lager nazisti inserita nella serie.

La protesta sulla mappa dei campi di concentramento

La cartina geografica in questione mostra i campi di concentramento del regime hitleriano, ma con i confini dell'Europa contemporanea: luoghi come Auschwitz, pertanto, appaiono nell'attuale Polonia anziché all'interno del territorio occupato dai nazisti nel 1939. Una mancanza gravissima, secondo le autorità polacche, considerando che le frontiere furono stabilite dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: "Non solo la mappa è sbagliata, ma spinge gli spettatori a credere che la Polonia sia stata responsabile della creazione e del mantenimento dei campi, e di commettere i crimini accaduti al loro interno", ha scritto Morawiecki in una lettera inviata all'amministratore delegato di Netflix Reed Hastings, "Siccome il mio Paese non esisteva a quel tempo come Stato indipendente, e milioni di polacchi furono assassinati in quei luoghi, questo elemento di ‘Solo il Diavolo lo sa' non fa altro che riscrivere la storia".

La replica di Netflix

Anche il museo di Auschwitz ha parlato di dati "semplicemente sbagliati", mentre la succursale polacca di Netflix ha risposto dichiarando che la questione viene "trattata come una priorità": "Netflix non intendeva offendere nessuno o mettere in dubbio alcun valore". La "guerra" tra il colosso dello streaming e la nazione europea ha suscitato non poco dibattito su Internet.

Solo il diavolo lo sa, la docu-serie

"Solo il diavolo lo sa" è una miniserie in cinque episodi diretta da Yossi Bloch e Daniel Sivan, incentrata sul caso di John Demjanjuk, un uomo di Cleveland che negli anni 80 fu portato a processo in Israele, con l'accusa di essere la famigerata guardia nel campo di sterminio di Treblinka Ivan Marchenko, conosciuto come "Ivan il terribile". Venne condannato a morte, ma la sentenza venne poi annullata per mancanza di prove.