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La libertà apparente della “nuova” informazione Mediaset

La ventata stagionale di informazione giunta a Cologno Monzese ha molta quantità. Si annuncia libera e interessata alla gente comune, ma pare uno spot a problemi celati in passato, per evidenti motivi.
A cura di Andrea Parrella
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Ricordo parole recenti, non troppo lontane da oggi, di Piersilvio Berlusconi e dei dirigenti Mediaset i quali, con il lancio della nuova stagione, provavano a dare la spinta perché l'informazione di Mediaset abbandonasse la sua veste solita, prevedibilmente faziosa, assunta in maniera particolare negli ultimi anni. La rivoluzione informativa a Mediaset c'è stata, una massiccia dose di quantità indiscutibile, con programmi di informazione che hanno preso il via riscontrando un seguito da tenere d'occhio (Del Debbio, col suo Quinta Colonna su Rete4 al lunedì, ha registrato un 7% circa di share).

Sussiste un problema, evidente, che forse afferisce all'unica tipologia di informazione contemplata alla scuola Mediaset, vale a dire questo presunto diktat di interessarsi ai problemi della gente. Che cosa vorrà dire? Come si tradurrà nei fatti? In attesa di poter vedere cosa verrà fuori dalla domenica di Canale 5 affidata ad Alessandro Vinci, esperimento che potrebbe risultare apprezzabile, l'impressione netta del cambio di rotta informativo a Mediaset è quella di una compagine che alla quantità ha dimenticato di accostare qualità del racconto. E allora "i problemi della gente",  che pesano di certo come macigni, diventano una facile arma per talk show d'approfondimento il cui tappeto tematico sia un equo e solidale "se so' magnati tutto e la gente non ha i soldi per arrivare, che dico alla terza, alla seconda settimana del mese".

Tradotto, si avverte un'opposizione netta con il trend precedente, che è comunque un opposto, un'esagerazione: prima si aveva interesse a celare l'entità di alcune problematiche socio-economiche che mettevano il paese in ginocchio, adesso, che quelle problematiche possono ingannevolmente essere attribuite a qualcun altro, si è scelto, guarda caso, di dare ampio spazio all'informazione. Col risultato di un ricercato effetto si stava meglio quando si stava prima. La focalizzazione eccessiva sulla miseria imperante non fa che svilire la miseria stessa, specie se abita nei telespettatori il sospetto che si stia dando peso alla cosa con un fine ben preciso.

Non andremo alle elezioni con l'elmetto, diceva Mauro Crippa, direttore generale dell'informazione Mediaset, per lanciare questo restyling interno indirizzato alla verità, alla libertà. Il discusso e probabile arrivo di Augusto Minzolini sulle sponde Mediaset, in veste di conduttore dell'acefalo Matrix, o direttore sostitutivo di Mimun al Tg5, non fa che avvalorare la tesi di un'informazione veicolata ad essere libera. Ma la libertà di stampa dovrebbe essere uno status quo, non il frutto di un'imposizione. Così i giornalisti a Mediaset sono liberi tanto quanto fossero faziosi precedentemente: la chiave di volta della similitudine sta nell'obbligo.

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