Si allunga la scia delle polemiche scaturite dalla vicenda del tweet pubblicato dalla giornalista Rai Anna Mazzone, che dava della "crucca" alla capitana della Sea Watch Carola Rackete mentre l'imbarcazione forzava il blocco navale per approdare nel porto di Lampedusa. La vicenda sarà nota ai più ed ha innescato una serie di dure reazioni, favorevoli e contrarie, rispetto alle parole della giornalista. Nelle scorse ore è stata depositata un'interrogazione parlamentare che porta la firma dei due onorevoli Pd Michele Anzaldi e Ivan Scalfarotto, con la quale si chiede al parlamento di valutare il comportamento assunto dalla giornalista.

Anna Mazzone, dal canto suo, ha risposto accogliendo sul suo profilo Twitter le manifestazioni di stima giunte al suo indirizzo e rilasciando un'intervista ad Adnkronos: "Credo che dare la stura a insulti pesantissimi sulla mia professionalità, sul mio essere donna sul mio essere in Rai – dice la giornalista – è veramente roba da caccia alle streghe e da inquisizione". Per poi proseguire così:

"Rivendico il diritto di esprimere la mia opinione, non ho espresso giudizi da querela, il Pd si offende da solo nel momento in cui si trovava in una nave con una persona che è stata arrestata perché ha compiuto un reato".

E ancora, nel rivendicare il diritto alla libertà di espressione Anna Mazzone dice, tra le altre cose: "Ho sempre scritto molto liberamente su facebook quello che pensavo -ribadisce la cronista- anche le mie posizioni politiche, io non faccio mistero di essere grillina e non ho problemi ad ammetterlo, mi piace molto il M5S e adoro Grillo ma questa è una mia opinione personale".

Al di là della disquisizione linguistica sull'utilizzo più o meno opportuno della parola "crucca", è inoltre interessante come la giornalista del Tg2 si sia difesa citando un simbolo indiscusso della cultura di sinistra come Pierpaolo Pasolini, attraverso una sua frase scritta nell'ambito di un discorso al congresso del Partito Radicale nel 1975, scritto pochi giorni prima della sua morte: "Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre parole libertarie per creare un nuovo potere omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo e i suoi chierici saranno chierici di sinistra". Una citazione che sa di cortocircuito se si continua a guardare il mondo attraverso gli schieramenti culturali di fine Novecento.

La controreplica di Anzaldi

C'è un altro aspetto curioso della vicenda, che riguarda una questione formale sollevata nel primo pomeriggio dallo stesso Michele Anzaldi, il quale citando una precisa direttiva firmata dall'amministratore delegato Salini, contesta la legittimità dell'intervista rilasciata ad Adnkronos:

L’intervista della giornalista del Tg2 Anna Mazzone a un’agenzia di stampa, in cui attacca il Pd e in maniera indiscriminata non meglio precisati ‘colleghi Rai’ che esprimerebbero ‘opinioni vergognose’ perché apparterrebbero ‘alla sinistra’, era stata autorizzata dall’Amministratore delegato e dalla Direzione Comunicazione dell’azienda, come prevede una specifica direttiva firmata dall’Ad Salini, avente a oggetto ‘Dichiarazioni agli organi di informazione e altre forme di dichiarazioni pubbliche’? E’ necessario che ora l’azienda parli e chiarisca, perché dopo gli insulti la giornalista invece di scusarsi, come aveva fatto il suo collega Luca Salerno per un altro episodio, ha deciso addirittura di rincarare”. E’ quanto scrive su facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai.
“Invece di riconoscere l’errore – prosegue Anzaldi – invece di scusarsi e cancellare quel tweet insultante, la giornalista ha deciso di intraprendere una battaglia personale contro chi ha denunciato il suo comportamento inappropriato. Ci sono specifici regolamenti aziendali sul contegno pubblico che i giornalisti Rai devono tenere, non si capisce perché la giornalista del Tg2 pensi di sottrarsi ai doveri che riguardano tutti i suoi colleghi. Esprimere opinioni personali non significa insultare, non significa utilizzare termini dispregiativi”