L'attesa è quasi finita: "La casa di carta 4" sarà disponibile su Netflix, in tutti i Paesi in cui il servizio è disponibile. Per l'occasione, la redazione di Fanpage.it ha partecipato a una roundtable insieme ad altri colleghi con gli attori Álvaro Morte (Professore) e Enrique Arce (Arturo). Con loro, abbiamo parlato del drammatico momento storico che stiamo vivendo e che vede particolarmente uniti Spagna e Italia, falcidiati dall'emergenza Coronavirus: "Siamo orgogliosi e felici del fatto che possiamo far vedere la serie alla gente in questo momento, sarà una ventata di aria fresca". 

I nuovi episodi de La casa di carta arrivano in un momento particolare. La serie sarà l'unica ad uscire il 3 aprile mentre il resto mondo dovrà restare a casa. Come state vivendo questi giorni così difficili per tutto il mondo, soprattutto per la Spagna? Dal vostro punto di vista, sentite una maggiore responsabilità nei confronti del pubblico?

Enrique Arce (Arturo): Si sta parlando molto di questo, se non sia frivolo promuovere una serie come questa in un momento così difficile. In realtà, sono arrivato alla conclusione che, no, è tutto il contrario. In una situazione in cui il mondo è rinchiuso e mancano elementi che ci spingano ad andare avanti, forse è il momento giusto. Se ci pensate, La casa di carta ha numeri spettacolari. Probabilmente, e mi riferisco alla terza parte, siamo la serie che ha avuto il maggior numero di visualizzazioni di tutta Netflix. Adesso, ancora di più, non è soltanto una questione di intrattenimento ma è proprio un lavoro sociale. Il fatto che la gente aspetti con ansia positiva la nostra uscita fa sì che metta un attimo da parte i sentimenti meno positivi di questo periodo. Quindi arriva proprio nel momento giusto. Per quanto mi riguarda, non sento nessuna responsabilità. Credo che sarà una bomba e i numeri sicuramente saranno positivi.

Álvaro Morte (Professore): Sottoscrivo tutto quello che ha detto Enrique. Se avessimo saputo che questa parte sarebbe uscita in questo momento storico, che fosse successo qualcosa del genere, forse sì, in quel caso avremmo avuto qualche genere di responsabilità sulle nostre spalle. Però abbiamo deciso questa data già da parecchio tempo. Netflix aveva proposto tutto questo in tempi non sospetti, pertanto non sento alcun tipo di responsabilità in merito alla questione. Però, sicuramente, sono orgoglioso – e felice, soprattutto – del fatto che possiamo effettivamente far vedere la serie alla gente in questo momento, perché magari siamo una piccola ventata d'aria fresca per quelle persone che stanno vivendo momenti difficili, così come di poterle aiutare a casa loro.

Anche nella quarta parte troviamo delle canzoni – anche italiane – che segnano alcuni passaggi fondamentali. Vi piace la musica italiana e quali canzoni vorreste trovare nelle prossime stagioni o nei vostri prossimi lavori?

Álvaro Morte (Professore): Cerco sempre di lavorare sui miei personaggi utilizzando la musica. Ci sono certe canzoni che mi ispirano quando devo creare il personaggio. Questo non significa che quella sia la musica che ascolterebbe il personaggio, ma è quella che ispira me come attore. Nel caso del Professore, ho lavorato con due canzoni molto diverse. Una è di un trombettista jazz, A Night in Tunisia, che sembra molto caotica ma in realtà è ben strutturata, e per i momenti d'azione, una canzone rock and roll di Jack White, Lazaretto. Per quanto riguarda la musica italiana, mi piace tantissimo, però mi piace molto di più quella classica e per La casa di carta userei Estate di Vivaldi. Nella prima parte abbiamo usato Allegro, ed Estate potrebbe essere altrettanto interessante.

Enrique Arce (Arturo): Anche a me piace molto la musica italiana. Ci sono alcune canzoni che vedo bene nella serie. Tra tutte, Nessun dorma.

Il personaggio di Arturo è mellifluo e in questa nuova stagione sembra mostrare il suo volto peggiore. Almeno dai primi cinque episodi visti, è corretto immaginarlo come una ulteriore minaccia per la banda, forse la peggiore perché la più invisibile, al pari dei supercattivi di stagione come Gandia e Sierra?

Enrique Arce (Arturo): Credo che Arturo sia una minaccia a prescindere da tutto. Ricordiamoci che nelle prime due parti ci sono un paio di momenti in cui sta per scappare. Se non fosse stato per gli altri, sarebbe uscito. Senza contare che ha fatto in modo che 19 ostaggi si liberassero. È una persona che cerca di sopravvivere e non sono chiare le ragioni per le quali nella terza è entrato nella Banca di Spagna. È perché vuole davvero recuperare i rapporti con Stoccolma e vuole conoscere suo figlio? Oppure perché ha bisogno di rivivere quei cinque giorni di adrenalina, probabilmente la cosa più importante che gli sia successa nella vita e che lo ha fatto diventare un coach motivazionale? Io penso sia più probabile questa seconda ipotesi. Vuole vivere questa intensità mentre la sua vita era abbastanza mediocre da non averne. Se possa essere un personaggio pericoloso per la banda? Beh, la cosa buffa è il suo essere pericoloso a prescindere da quello che fa. Forse non vuole far saltare i piani della banda ma, alla fine, è così che sembra.