Sono passati quasi 25 anni da quel 5 aprile 1994, il giorno in cui Kurt Cobain venne trovato senza vita nella sua casa di Seattle, ucciso da un colpo di fucile. Il cantante dei Nirvana, voce e immagine di tutto il grunge, ha segnato un'intera generazione, divenendone simbolo senza volerlo e avvertendo di questa etichetta il peso schiacciante. Eppure Cobain resta il volto di una scena musicale, uno stile, un movimento, che ha segnato il rock e la cultura pop degli anni Novanta.

Il 5 aprile 2019, a 25 anni di distanza esatti dal suo decesso, saranno molti gli omaggi a lui destinati. Tra questi quello di Vh1 (Canale 67 del DTT e 267 su rete satellitare), che gli dedicherà un'intera serata di programmazione interamente incentrata su quel momento storico musicale. A partire dalle 20 la rete trasmetteràil meglio delle canzoni e dei video di Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains e tutte le band che hanno rappresentato pienamente l’epopea grunge.

Un'ora dopo, precisamente alle 21.10, andrà in onda invece uno dei concerti più significativi di quell'epoca, che vede protagonista proprio il cantante morto in quell'aprile del 194: si tratta dell’unplugged dei Nirvana registrato per MTV il 18 novembre 1993. Sul palco Kurt Cobain, Dave Grohl, Krist Novoselic e Pat Smear che eseguono i pezzi più celebri della band, da “About a Girl” a “All Apologies”, a “The Man Who Sold the World”, cover del celebre pezzo di David Bowie.

Cobain venne trovato senza vita tre giorni dopo il suo decesso. Oltre a confermare il suicidio, gli esami tossicologici rilevarono un'altissima dose di eroina nel suo sangue, circa 1,52 milligrammi per litro al momento del suicidio, nonché la presenza di Valium. Venne inoltre rinvenuta una lettera di suicidio destinata all'amico immaginario della sua infanzia, "Boddah", nella quale si citava una canzone di Neil Young.