Kabir Bedi torna con la mente al 1997, anno in cui il figlio 26enne Siddharth decise di togliersi la vita. Ospite di Mara Venier a Domenica In, l’ex Sandokan del cinema ricorda il periodo più difficile mai attraversato, segnato dal suicidio del suo secondogenito. Siddharth soffriva di schizofrenia, una patologia all’epoca difficilmente controllabile dai farmaci. Allo stremo delle forze, scelse di mettere un freno a quell’esistenza diventata troppo complessa.

Il suicidio di Siddharth

Di fronte a Mara Venier, commossa da questa storia, Kabir racconta: “Ho perso mio figlio Siddharth perché era schizofrenico. Non c’è dolore più grande che la perdita di un figlio. Questa tragedia è resa ancor più grande dal fatto che mio figlio era brillante. Si era laureato in America e le possibilità della sua vita erano incredibili”. A ucciderlo è stata la malattia della quale soffriva, un disturbo psicologico che non gli ha lasciato scampo:

La schizofrenia è una malattia terribile, colpisce le persone intorno ai 20/25 anni, normalmente quelli più sensibili. Non esiste cura. Un giorno mi disse che aveva smesso di provare ogni tipo di desiderio. Mi chiedeva: “Cosa faccio tutto il giorno? Non ho desideri, interessi, non sento il gusto del cibo, non voglio parlare con le persone”. Me lo diceva nei momenti di lucidità, in quelli più difficili non riusciva a comunicare. Ero preparato al fatto che sarebbe arrivato a un punto di non ritorno. Mi ero rivolto a una squadra che lavora per la prevenzione dei suicidi, ma lui non poteva più continuare a esistere in quella condizione e dovevo rispettare la sua decisione. Le medicine gli mettevano sonno, smetteva di essere se stesso. Si è tolto la vita dopo averci pensato a lungo. Ho sofferto molto, è una cosa terribile. Le ferite guariscono ma la cicatrice resterà per sempre.

La vita intensa dei genitori di Kabir Bedi

La vita della famiglia di Kabir Bedi si è sempre intersecata con l’occidente. Anche il padre, indiano come lui, subì il fascino dell’Inghilterra, trasferendovisi dall’India. Lì conobbe la donna che sarebbe diventata la madre dei suoi figli: “I miei genitori si sono incontrati all’Università di Oxford. Lei era inglese, lui indiano. Si sono innamorati. Quando lui le ha chiesto di sposarlo, le ha detto: ‘Non posso offrirti sicurezza perché voglio tornare in India a combattere per l’indipendenza del mio popolo contro il tuo’”. Quella dichiarazione d’amore, mista al richiamo della sua terra d’origine, non spaventò la madre dell’attore che decise di seguire in India il futuro marito:

Lei gli rispose: “Amo l’Inghilterra ma credo che l’imperialismo sia malvagio. Verrò in India con te per combattere per l’indipendenza del tuo popolo”. Così fece. Poi si innamorò dell’India. Seguiva Gandhi, fu imprigionata per questo. Avrebbero potuto ottenere dei posti di comando in India, visti i loro studi, ma non hanno mai svenduto i loro ideali. Mia madre diventò monaca buddista negli ultimi anni della sua vita. È stata una donna straordinaria.