Tony Soprano ha gli attacchi di panico, urge uno psicanalista ma, oltre ai problemi, comuni a qualsiasi onesto padre di famiglia e timorato lavoratore, bisogna conciliare difficoltà ben più pressanti: Tony è un boss e, tra Fbi, guerre tra famiglie rivali e relazioni con camorra e mafia di ogni nazionalità, dovrà riuscire a destreggiarsi e a trovare il tempo per fare tutto. Da questo plot sono partite le sei fantastiche stagioni de "I Soprano", a prestare il volto al "boss depresso" è stato James Gandolfini, scomparso tragicamente questa notte, colpito da un infarto mentre si trovava a Roma. L'attore era atteso al Taormina per il Film Festival, dove avrebbe discusso ad una tavola rotonda, in pubblico, con Gabriele Muccino e i dirigenti HBO del futuro delle serie televisive. Se la produzione ha il merito di aver creduto nella sceneggiatura, diventando punto di riferimento per nuovi serial a tema che oggi spopolano (si pensi a Boardwalk Empire), al faccione "napoletano" di James Gandolfini si deve il merito di aver esportato il mito del "Padrino", quello alla Don Vito Corleone di Marlon Brando per intenderci, in tv.

I Soprano ha vinto ben 83 premi, tra questi 5 Golden Globe e 3 Emmy Awards, ad oggi è la serie più premiata di sempre, con l'autorevole Tv Guide che l'ha inserita al quinto posto tra i migliori 50 spettacoli televisivi di sempre. Nonostante negli Usa sia stata premiata anche da rating altissimi in termini di ascolti, in Italia non ha riscontrato lo stesso successo, a causa dei continui spostamenti di orari ed emittente, spesso senza nessun preavviso. Sin dai suoi esordi "I Soprano", incontrarono l'aspra critica delle comunità italiane presenti in America, per la sua rappresentazione stereotipata dell'italoamericano, dipinto come mafioso, violento, adultero e volgare. A riguardo si espresse anche Gianfranco Fini nel 2004, da Ministro degli Esteri italiano, in occasione del Columbus Day: "Nessuna serie televisiva cancellerà il fatto che gli italoamericani sono esempi positivi".