Domenica 24 marzo, la fiction ‘Il silenzio dell'acqua‘ saluterà il pubblico di Canale5. La miniserie in quattro puntate con Ambra Angiolini e Giorgio Pasotti è ormai giunta al termine. Fanpage.it ha intervistato il regista Pier Belloni che ha svelato i segreti del set, ha replicato alle critiche per la scena di nudo del personaggio di Laura e ha parlato dei contrasti, poi risolti, con Ambra Angiolini. Ma rivedremo Luisa Ferrari e Andrea Baldini impegnati in nuovi casi? Ci sarà la seconda stagione?

"Da un lato me lo auguro. Le potenzialità ci sono, ma la cosa fondamentale è andare sempre avanti. Il pubblico ha bisogno di novità. ‘Il silenzio dell’acqua' ha una marcia in più nella qualità estetica, dei contenuti e recitativa. Si possono fare altri racconti di questo tipo. Ancora non si sa nulla su un'eventuale seconda stagione. Però se si dovesse fare ‘Il silenzio dell’acqua 2’ mi viene da pensare che il comune denominatore sarebbe l’acqua e il contesto sempre un paesino che nasconde dei misteri. Se mi chiamassero a esprimere la mia opinione in fase di ideazione sarebbe questa".

Qual è stata la sfida più difficile che hai dovuto superare nella realizzazione di questa serie?

Girare su un set bello ma complicato. Le riprese sulla Rocca di Duino non sono state facili. Questa è stata la sfida fisica. Quella psicologica, invece, è stata quella di scommettere su una visione che poi si è realizzata.

Come è nata l'idea di scegliere Trieste come location?

La nostra storia, per una scelta voluta, è ambientata in un ‘non luogo'. Sono stato invitato a visitare la costa triestina che non conoscevo. Ho sempre immaginato per ‘Il silenzio dell’acqua’ un panorama nordeuropeo. È difficile trovare delle costiere così. Facendo delle ricerche sulla Rocca di Duino, ho appreso della leggenda della Dama Bianca, una scultura naturale di una donna che porta in grembo un bambino. Era perfetta per noi.

Devo dire che i personaggi sono risultati estremamente credibili…

Ho avuto a disposizione attori bravissimi. La mia intenzione era quella di rendere l’essenza dei personaggi. Ho cercato di fare un viaggio nell’animo umano più che un percorso fisico. Senza apparire moralista e ovviamente senza giustificare quello che è un delitto. Credo che ci siano dei meandri oscuri in ogni anima.

La fiction ha avuto un riscontro generalmente positivo. Solo nel corso della prima puntata il pubblico si è diviso sulla scelta di indugiare sul corpo nudo del personaggio della sedicenne Laura (interpretata dall’attrice Caterina Biasiol, 24 anni). Come senti di replicare?

Ho la coscienza pulita. Caterina è un’attrice che si è prestata a questa nudità. Quel nudo era un modo per raccontare la libertà di questa ragazza: una teenager che pensa e fa quello che vuole, come un tuffo in topless da 40 metri. Ci sono una serie di motivazioni pratiche per questa scelta, ma non quella del voyeurismo. In un giallo così complicato anche un vestito rappresenta un elemento importante.

Era un modo per caratterizzare meglio il personaggio dunque…

Ho notato che molte persone si sono rese conto del seno nudo nella sala autoptica. Io, che ho girato la serie, non me n’ero nemmeno accorto. Quindi mi viene da dubitare di chi nota un seno nudo in una ragazza morta. Rilancio la palla a chi fa queste osservazioni.

Per aiutare gli attori a calarsi nella giusta atmosfera usi la musica.

Sì, credo che la musica sia l’arte più emotiva che c’è. In me suscita forti emozioni, compresa l’involontaria discesa di lacrime. Lo strumento più immediato per far capire l’atmosfera agli attori è proprio quello.

Quelli che proponi al cast sono brani creati ad hoc?

Uso anche brani esistenti per drammatizzare o alleggerire l’atmosfera sul set. In questo caso, però, ho lavorato con il compositore tedesco Ralf Hildenbeutel. Gli ho dato delle indicazioni e in poco tempo mi ha fatto avere 24 brani. Mi prendo i meriti di una direzione artistica coerente. Questo sì, lo faccio volentieri.

La fiction ha puntato su una sigla che personalmente reputo davvero azzeccata: ‘Torna a casa’ dei Maneskin.

In genere non ascolto le hit, ma quello l’ho sempre trovato un bel brano. Quando abbiamo montato la sigla, ci siamo divertiti ad appoggiarci un po’ di pezzi. Volevo ottenere un contrasto tra immagini moderne e una musica che fosse una ballata romantica. ‘Torna a casa’ lo è. È stata una scelta di comune accordo con la parte editoriale di Mediaset. Entriamo nel mondo complesso e costoso dei diritti musicali, ma avevamo un budget che abbiamo rispettato.

Ambra Angiolini, in conferenza stampa, ha ironizzato: “Grazie a Pier ho detto la prima bestemmia della mia vita”. A cosa erano dovuti i vostri contrasti?

Abbiamo discusso ma credo che sia indispensabile soprattutto quando ci metti la passione. A volte ci sono dei punti di vista diversi e degli stati d’animo dettati da altro. Facciamo un lavoro meraviglioso ma che può essere anche duro. Però c’è una fiducia di fondo. Ambra ha bestemmiato probabilmente perché io sono esigente. Magari non sono riuscito a tranquillizzarla nell’immediato perché anch’io ho altre preoccupazioni e nasce un contraddittorio che poi, secondo me, fa anche bene all’opera. Io ad Ambra voglio molto bene e spero me ne voglia anche lei. La stimo.

Come è stato lavorare con Giorgio Pasotti?

Mi sono trovato molto, molto bene. Credo che abbia trovato una sua maturità artistica. È una persona equilibrata. Dice che questo suo equilibrio arriva dalle arti marziali che ha fatto da piccolo. Ha sempre il sorriso sulle labbra, è puntuale e consapevole sul set. Non posso dire che bene di lui.

C'è un aneddoto a cui legherai il ricordo dei giorni trascorsi sul set?

In verità più di uno. A volte cercavo di stimolare le lacrime degli attori attraverso la musica o delle atmosfere. Ci trovavamo, così, tutti immersi in un dolore comune. Quindi poi tentavo di sdrammatizzare facendo finta che fossimo in un villaggio turistico e accoglievo la troupe come se fossi un animatore.