Gianna Nannini canta dai tetti di una Milano deserta per il Primo Maggio 2020
in foto: Gianna Nannini canta dai tetti di una Milano deserta per il Primo Maggio 2020

L'esperienza di "Musica che unisce", un evento imbastito in fretta e senza risorse, ci avevano fatto credere che grandi eventi musicali, per quanti grandi nomi volessi metterci dentro, non sarebbero stati più possibili, almeno non in tempo di pandemia. E diciamolo, per quanto la musica possa apparire qualcosa di laterale rispetto alle nostre vite, provate a silenziarla per una settimana e poi ne riparliamo.

Il concerto del Primo Maggio 2020 sovverte completamente questo pregiudizio. Era difficile ripensare completamente un evento trentennale come questo, dalla storia radicata, una ritualità consolidata, apparentemente indivisibile dal contesto di una piazza piena e il contrasto di luoghi comuni che lo accompagna da sempre. Se possibile, se il concerto del Primo Maggio 2020 doveva essere, non poteva essere meglio di così.

Chissà se il merito va alla naturale predisposizione alla commozione che ci caratterizza in questo tempo beffardo e inatteso, ma alcune delle cose viste in questa edizione "speciale" del concertone sono state struggenti. L'abbraccio di Gianna Nannini che canta sui tetti di una Milano deserta, Lo Stato Sociale che si esibisce in una piazza Maggiore vuota, le campane da chiesa a fare da involontario tappeto sonoro a "Una vita in vacanza", una ragazza che balla all'improvviso, le camionette della polizia sullo sfondo. Esibizioni bellissime, sia quelle in esterna che quelle realizzate all'auditorium di Roma, di qualità video e audio eccellenti,  che niente hanno a che fare con le canzoni dalla cameretta alle quali ci stavamo abituando. Un modo per realizzare un evento del genere, dunque, esiste: è questo.

Certo, la liturgia non è la stessa, manca la maratona che inizia dal pomeriggio, il senso del primo caldo dell'anno percepito attraverso la televisione, i messaggi politici lanciati da frontman più o meno noti delle band sul palco. Ma questa edizione, pur essendo monca, scema, priva dei suoi elementi costitutivi, ci restituisce il Primo Maggio come un evento attaccato all'attualità, diverso dall'avvenimento stereotipato che è spesso sembrato negli ultimi anni, con Ambra Angiolini che si carica sulle spalle con responsabilità e delicatezza il peso di questo arduo compito. Il contesto, che manca, è il tempo che stiamo vivendo. Non poteva essere diversamente.