Fanno discutere le affermazioni comparse ieri, 25 aprile, sui social del vicedirettore del Tg1 Angelo Polimeno Bottai, che con un post equivoco sui social pubblicato il 25 aprile si è procurato il blocco temporaneo del suo account Facebook. Tutto era iniziato da un post di Bottai consistente in una foto in cui si vedeva la “scheda elettorale” utilizzata nel Ventennio fascista per la nomina dei membri della Camera dei Deputati, la cui lista era designata interamente dal Gran Consiglio del Fascismo, su cui campeggia il "sì" come unica scelta per il votante. Da qui scaturisce un botta e risposta nei commenti di vario tipo, con Bottai che risponde ad alcuni con frasi del tipo "le dittature comuniste e naziste sono simili. Quella fascista, certamente brutta, per fortuna non è arrivata a quel livello di crimini" e anche "Gli ebrei li hanno sterminati i nazisti. I fascisti hanno varato leggi orribili ma senza, per fortuna, arrivare agli stermini". Parole, queste, per le quali è stato bloccato per violazione delle norme di community. Il commento di Bottai successivamente è stato il seguente: “Bloccato da Facebook per aver pubblicato una foto che dimostra che nel Ventennio non c’era vera libertà di voto… Che strana e bizzarra censura…”.

Il blocco sui social non è la sola conseguenza delle esternazioni di Bottai. A intervenire nel merito della questione anche l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, che attraverso una nota ha fatto sapere di aver chiesto di avviare un’istruttoria urgente in merito alle parole del vicedirettore della prima testata.  “Commenti e osservazioni su un periodo storico su cui non è consentito alcun equivoco – ha commentato Salini – La Rai esprime condanna, indignazione e distanza per interpretazioni storiche completamente estranee allo spirito del Servizio Pubblico”.

Slegato dalle parole del giornalista, ma parte del contesto, è la parentela del giornalista con Giuseppe Bottai, ex gerarca fascista di cui è nipote che durante il Ventennio fascista fu ministro delle Corporazioni e dell'Educazione nazionale, nonché governatore di Addis Abeba. Lo stesso Bottai, nel luglio del '43, aveva poi messo in minoranza Benito Mussolini il 25 luglio del 1943, attraverso una mozione a causa della quale sarà condannato a morte in contumacia da un Tribunale della neo-costituita Repubblica Sociale Italiana.