10 Giugno 2014
16:45

Il Gabibbo si traveste da Suor Cristina per lanciare “Paperissima Sprint”

Con la nuova edizione di “Paperissima Sprint” arriva Suor Cristona, la parodia del Gabibbo che fa il verso al personaggio rivelazione della seconda edizione di “The Voice of Italy”

Con l'approssimarsi della stagione più calda, cambia la programmazione televisiva e tornano a fare capolino quelle trasmissioni che sono ormai considerate dei veri e propri classici estivi. Tra questi c'è "Paperissima Sprint", giunta ormai alla edizione numero 16, anche quest'anno vedrà la conduzione della coppia, anche nella vita privata, formata da Giorgia Palmas e dal campione di bike trial Vittorio Brumotti, affiancati dallo storico Gabibbo che, da quest'anno, ha un serbo una novità: Suor Cristona. 

La storia del Gabibbo

Il Gabibbo rifà il verso ad uno dei personaggi rivelazione della stagione televisiva 2013/14, la sorprendente Suor Cristina Scuccia vincitrice della seconda edizione di "The Voice of Italy". Questa è l'occasione per il personaggio storico delle produzioni di Antonio Ricci di presentare nuove canzoni, utili poi per le nuove edizioni di "Striscia la Notizia", che sia a tema "talent" e "religione"? Ideato da Antonio Ricci, il Gabibbo è in realtà Gero Caldarelli, doppiato da Lorenzo Beccati. "Gabibbo" in genovese era il titolo con il quale i marinai genovesi appellavano gli scaricatori del porto di Massua (in Eritrea), chiamati così perché un nome proprio molto diffuso nel luogo era "Habib", che in arabo vuol dire "Amato". Negli anni seguenti è diventato un termine dispregiativo ed ironico per indicare chi non è ligure, fino ad assumere un significato scherzoso e non offensivo da utilizzare in alternativa del termine "terùn".

Non solo gioie per il Gabibbo, ma anche dolori. Quella di una causa legale intentata dalla Western Kentucky University a Mediaset-RTI e Giochi Preziosi per un totale di 250 milioni di dollari, sostenendo che il famoso pupazzo rosso fosse stato copiato dalla loro mascotte "Big Red", creata da Ralph Carey nel 1979. L'accusa si sosteneva sul fatto che lo stesso Antonio Ricci, intervistato da Novella 2000 nel 1991, dichiarò di aver tratto ispirazione proprio da questa mascotte. Ricci dopo la denuncia smentì la vecchia intervista, rivelando di non aver mai visto l'immagine di "Big Red" se non dopo che il giornalista di Novella gliela mostrasse. Dopo vari dibattimenti, la causa si è conclusa il 9 gennaio 2014 presso la Corte d'Appello di Milano che ha riformato la sentenza di primo grado, che disponeva un risarcimento nei confronti del disegnatore Ralph Carey, accogliendo la linea difensiva di Antonio Ricci e Mediaset-RTI.

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