La nuova stagione di Striscia La Notizia è partita da un filmato che fa notizia e che rappresenta di fatto una enorme novità nel mondo della TV generalista, nonché un potenziale pericolo, come tutte le novità. Stiamo parlando del fuori onda in cui un finto Renzi dà del cretino al premier Conte e fa un'allegra pernacchia al presidente della Repubblica Mattarella. Cosa si intende quando si parla di ‘finto Renzi'? Un imitatore ben truccato? Uno che gli somigli molto? Niente di tutto questo.

Come è stato realizzato il finto fuori onda di Renzi

Il finto fuori onda di Matteo Renzi è frutto di un deepfake, ovvero una sofisticata tecnologia che, per non renderla troppo complessa, è in grado di riprodurre video nei quali vediamo una persona, che mai ha partecipato a quel video, dire o fare cose che non ha mai fatto. Esattamente quello che accade in questo finto fuori onda di Matteo Renzi. Per capire meglio le caratteristiche tecnologiche del deepfake andando oltre questa approssimativa e sintetica spiegazione, c'è questo approfondimento dettagliato.

Quello di Striscia La Notizia rappresenta, di fatto, il primo utilizzo di deepfake su una TV generalista. Un dato interessante, che certifica come dopo 30 anni il programma ideato da Antonio Ricci non perda la voglia di forzare i confini che separano ciò che si può da ciò che non si può fare. Primato che Striscia ha rivendicato anche nel comunicato stampa inviato ai giornalisti, che specificava a caratteri cubitali come si trattasse di un contenuto artificiale. A differenza di quanto fatto in onda. Ma procediamo per gradi.

Nessun avviso da parte di Greggio e Hunziker

Il finto fuori onda di Renzi è un problema? Non è detto che lo sia, potrebbe anzi rivelarsi una risorsa produttiva importante per una trasmissione come quella di Ricci, che spesso gioca sui volti dei personaggi pubblici, ad esempio deformandoli. Ma è al contempo materiale potenzialmente esplosivo, se dato in pasto a telespettatori sprovvisti delle dovute informazioni per comprenderlo. E quello di Striscia è certamente un programma rivolto a un pubblico generalista, nella sua fascia oraria tra i più visti d'Italia, visto che nella prima puntata ha superato una media di 5 milioni di spettatori. Un pubblico, quello del Tg satirico, che per composizione ha una presenza importante di persone di mezza età, nonché anziane, le quali potrebbero avere poca familiarità con il concetto di deepfake (per la verità poco noto a una larghissima parte della popolazione) e che sono per questo i più esposti al pericolo di false notizie.

Come si fa a maneggiare il deepfake con cura? Ad esempio annunciandolo, spiegandolo, specificandone le caratteristiche ed educando quindi l'ampia porzione di pubblico, lontanissimo dall'essere nativo digitale, a comprendere uno strumento. Tutte cose che, per l'appunto, non sono accadute nella prima puntata di Striscia. Rivedendo la puntata assistiamo a Ezio Greggio e Michelle Hunziker che lanciano il fuori onda come un'esclusiva mondiale di Striscia, un video incredibile che farà discutere, servendosi del tono che i conduttori del Tg satirico adottano per lanciare solitamente un servizio. Peccato che non si tratta di un servizio qualsiasi. Terminato il video nemmeno un accenno di spiegazione, solo espressioni basite dei due conduttori e l'antico adagio di Ezio Greggio leggermente modificato: "È lui o non è lui? Ma certo che non è lui […] cose così Renzi le pensa, mica le dice". 

L'effetto fake news

Siamo sicuri che il tono satirico sia così evidente? Possiamo essere certi che il telespettatore abbia capito di essersi trovato davanti a un video palesemente finto? Se in una bocciofila oggi pomeriggio qualcuno dovesse chiedere agli amici, tra una partita e l'altra, "ué ma l'hai visto il video del Renzi che spernacchia Mattarella?" chi ci assicura che ci sia qualcuno, tra gli amici oppure tra i passanti, in grado di dirgli che è un falso e di spiegargli il perché?

La speranza è che Striscia La Notizia non smetta di usare questo strumento – che per inciso potrebbe essere un interessantissimo strumento di satira – ma capisca meglio come utilizzare il materiale e somministrarlo al proprio pubblico, onde evitare il montare incontrollabile e inevitabile di fake news involontarie.