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Iginio Straffi, il Walt Disney italiano: “Il mio Pinocchio è in un mondo con troppi smartphone”

Intervista a Iginio Straffi, il patron della Rainbow pronto a lanciare due nuovi cartoni animati, “Pinocchio and Friends” e “Summer e Todd – L’allegra fattoria”: “Da bambino guardavo fiction avventurose, che oggi non vengono più proposte, ma mi hanno fatto sognare. Ci sono troppi paletti per chi lavora con la fantasia”.
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"Da bambino guardavo fiction avventurose, che oggi non vengono più proposte, ma mi hanno fatto sognare. Anche Pinocchio, che molti pensano sia solo un burattino a cui si allunga il naso se dice una bugia". A Fanpage.it parla Iginio Straffi, il patron della Rainbow e creatore di mondi fantastici come le "magiche" Winx, i 44 Gatti e, con l'acquisizione di Colorado, molti nuovi contenuti tra cui il fenomeno dei "Me contro Te": "Sono il maggior incasso dell'anno al cinema". Al nostro giornale, il Walt Disney italiano presenta i due nuovi progetti "Pinocchio and Friends", che recupera la favola di Carlo Collodi in chiave moderna, e "Summer e Todd – L'allegra fattoria", che avvicina i bambini al mondo della natura e al tema della sostenibilità ambientale

A Venezia ha presentato “Pinocchio and Friends”, una delle due grandi novità della prossima stagione di Rainbow. Come è andata?

A Venezia è andata benissimo. Abbiamo presentato un progetto che ha riscontrato grande interesse da parte dei media e dalle persone che hanno visto questa bella mascotte girare per il Lido. Il trailer è piaciuto molto agli addetti ai lavori, è sembrato un prodotto che conserva il dna del romanzo ma che sicuramente ha trovato una chiave moderna per presentare Pinocchio ai bambini di oggi.

Quali caratteristiche conserva della favola di Collodi e dove la vostra ricerca si è invece spinta per trovare un attacco al contemporaneo?

La storia di Collodi è ricca di spunti, di idee e di personaggi incredibili. Ci sembrava importante parlare ai bambini, per questo ci siamo concentrati nel mantenere tutti i personaggi ma contestualizzati in una storia tutta nuova. Le caratteristiche sono tutte intatte, abbiamo lasciato la Toscana come ambientazione, con i suoi borghi medievali e i suoi boschi. Quello che è nuovo è il contesto: i bambini con cui si confronta Pinocchio sono troppo attaccati al cellulare, ai giochi, ai droni.

Gli smartphone sono il paese dei balocchi di oggi?

Esatto. Abbiamo contestualizzato la storia per cercare di renderla il più vicino possibile al mondo di oggi. È questo un po’ quello che volevo fare. Riportare alla ribalta questa favola fantastica e questo personaggio di cui ultimamente il mondo ricorda per essere un burattino a cui si allunga il naso se dice una bugia.

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È imminente invece, 21 settembre, il lancio di un nuovo cartone animato: "Summer e Todd – L’allegra fattoria", una coniglietta e un procione che insegneranno ai bambini l’importanza della natura e il rispetto dell’ambiente. 

Non solo ambiente, anche il mangiar bene e l’attenzione alle culture biologiche. Tutto quello che i bambini sentono dire, ma alla fine non capiscono bene cosa significa.

Per esempio?

C’è una puntata su una produzione di fragole che viene colorata artificialmente, perché ancora verdi e acerbe, e invece appunto si insegna che il ciclo della pianta – da quando viene messa nel suolo, poi con l’irrigazione e con la cura successiva – rispetta la natura. È un cartone molto semplice, ma la sua semplicità porta concetti di vita sana.

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La Rainbow ha acquisito, un po' di anni fa, la Colorado. Tanti contenuti in portafoglio, tra cui anche “Me contro Te”.

Sì. In realtà, la Colorado ha prodotto il film dei “Me contro Te”. È stata un’occasione di diversificare la nostra creatività. E "Me contro Te", forse, è una produzione molto vicina al mondo Rainbow.

Il secondo film dei “Me contro Te” è tra i maggiori incassi dell’anno. 

E anche il primo, lo è stato.

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Non solo prodotti per bambini, state esplorando anche altri generi. Un titolo tra tutti: “A classic horror story”, un caso su Netflix.

Quattro anni fa, quando il gruppo Rainbow ha comprato la Colorado, abbiamo ereditato una serie di film importanti, come il Premio Oscar “Mediterraneo”, “Nirvana” e tanti altri, ma abbiamo pensato subito che per restare davvero internazionali dovevamo toccare altri generi. E quindi abbiamo guardato agli horror, ai thriller, alle produzioni young adult.

Lei mi dà l’impressione di essere un uomo che si trova bene davvero con tutti. Persino con Netflix, che ha un ufficio dedicato alle “materie sensibili” che sembra molto inflessibile.

Diciamo che in più di 25 anni di lavoro nell’intrattenimento, sicuramente, la soglia di tolleranza verso le idee altrui è molto aumentata. Con Netflix c’è un dialogo continuo. Stiamo lavorando alla seconda stagione di “Fate: The Winx Saga” e loro su alcune cose hanno fatto delle scelte che io non avrei preferito, ma grazie a Dio su altre hanno anche seguito i miei e i nostri consigli. In questo modo, è sempre un piacere collaborare quando c’è apertura da parte dell’interlocutore.

Ci sono altri progetti in cantiere con Netflix?

Ne stiamo parlando. Stiamo sondando altri prodotti perché ci troviamo bene. A Netflix va dato un merito.

Quale?

È stato il primo gruppo che ha creduto alla mia idea di un live action delle Winx. C’è un bel rapporto, per cui torneremo a fare tante altre belle produzioni con loro.

Lei crea storie che formano la fantasia – e quindi la vita – di tantissimi bambini. Quali sono state invece le storie che hanno formato la sua fantasia? 

La mia formazione è molto sull’avventura. Guardavo tantissimi prodotti live action: “Zorro”, “Il tesoro del castello senza nome”. Erano fiction avventurose, che oggi non vengono più proposte, ma mi hanno fatto sognare. Un giorno eri alla ricerca dei faraoni d’Egitto, un giorno salpavi verso i mari del Sud. Per non parlare di “Pippi Calzelunghe”…

Anche “Pippi Calzelunghe”? Di tanto in tanto, continuano a trasmetterlo… 

Sì e, con i criteri di oggi, è incredibilmente sovversivo. Perché c'è Pippi che s’attacca a un lampadario, oppure affronta le rapide di un fiume; tutta una serie di cose ‘politicamente scorrette’ per i creatori di oggi.

A proposito di "politicamente corretto". Com'è, oggi, lavorare con la fantasia?

Difficilissimo. Io mi domando sempre, per questi scienziati che continuano a darci regole sul "politicamente corretto", noi che ci siamo nutriti di questi prodotti, siamo diventati mostri, terroristi, o siamo persone che abbiamo elaborato queste storie e siamo cresciuti come persone normali?

Da creatore di contenuti per bambini, trova che questa sia una "deriva"?

Sì, perché si lavora tra paletti totalmente superflui.

Mi spieghi meglio.

È dal principio della mia carriera che lavoro stando attento al concetto di integrazione e inclusione. Sin dalle prime produzioni, c'erano personaggi di etnie e gruppi sociali differenti. Il cartone animato "Tommy & Oscar", primissimo progetto Rainbow, aveva una bambina asiatica, un bambino afroamericano, un alieno che rappresentava il diverso. Ho sempre capito l’importanza di certi temi, ma non bisogna essere per forza costretti a forzare i contesti storici, o gli atteggiamenti, quando ci troviamo a un prodotto per bambini.

Lei ha cominciato alla Sergio Bonelli Editore, lavorando a “Nick Raider”. In genere nella Bonelli si entra per restarci, lei invece è stato di passaggio. Che ricordi ha di quei giorni?  

Ho ricordi bellissimi. Sergio, per me, è stato eccezionale. Mi dava stimoli e consigli, ero solo un ragazzino ma lui era una persona che stava ad ascoltarmi. Aveva una grande attenzione per tutti i collaboratori. Essendo un’anima irrequieta e curiosa, con tante idee e tanti sogni, sicuramente a un certo punto il fumetto mi stava un po’ stretto e quindi mi sono lanciato in questa grande avventura.

È stato un rischio?

Sì, come quella che vivono gli eroi. È stato un viaggio molto difficile, partito dalle Marche a produrre contenuti per i bambini di tutto il mondo, e ora anche per gli adulti. Non è stato facile, non è facile, ma come tutte le belle storie quando si arriva a un certo punto, sicuramente, ci si guarda indietro con grande soddisfazione.

Lasciamoci con una domanda che, lo ammetto, forse è stupida: lei si sente un po’ il Walt Disney italiano?

Con le dovute distanze. La grandezza di Walt Disney è stata quella di avere una visione globale del business e la più grande invenzione, nonostante ne abbia fatte tante, è stato creare i parchi a tema. Immaginare di far vivere una favola immersiva, già negli anni ’50, partendo dalla bonifica delle paludi, è qualcosa che va oltre la creazione del semplice contenuto. Si tratta di una vera e propria magia.

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