Tito Stagno, mentre pronuncia le storiche parole "Ha toccato!", annunciando così lo sbarco lunare.
in foto: Tito Stagno, mentre pronuncia le storiche parole "Ha toccato!", annunciando così lo sbarco lunare.

Il 21 luglio 2019 saranno trascorsi appena 50 anni dallo sbarco sulla Luna. Una ricorrenza molto celebrata in queste settimane, ricche speciali televisivi, racconti, approfondimenti, documentari vari, tutti accompagnati da quella faccia oscura della grande epopea lunare, non meno fascinosa, che in sostanza mette in dubbio tutto sia accaduto, rifacendosi a chissà quali teorie cospirazioniste.

In Italia l'allunaggio ha inevitabilmente il volto e la voce di Tito Stagno, giornalista televisivo che fu protagonista assoluto di quella interminabile diretta di quasi 27 ore, durante la quale la Rai seguì, con un enorme dispiegamento di mezzi e risorse, tutte le fasi della partenza e dell'approdo dell'equipaggio dell'Apollo 11 sul suolo lunare. La più grande impresa umana di tutti i tempi che la Rai documentò utilizzando tutti gli studi a sua disposizione. Stagno, Andrea Barbato e Pietro Forcella si trovano in via Teulada a Roma, mentre Ruggero Orlando è collegato dal centro della NASA a Houston, Texas, dove assiste in diretta alle operazioni dalla base spaziale. Più di 20 milioni di persone tennero acceso il televisore per seguire la maratona televisiva ante-litteram, centinaia gli ospiti intervenuti, oltre 200 le persone impiegate in quella diretta.

Il primo annuncio di Tito Stagno

Fu proprio il corrispondente dall'America, Ruggero Orlando, a ritrovarsi in una disputa a migliaia di chilometri di distanza con Tito Stagno. Nell'immaginario collettivo, almeno per noi italiani, lo sbarco sulla Luna è sintetizzabile in quella frase – "Ha toccato, ha toccato il suolo lunare!" –  che Stagno pronunciò non appena il Modulo Lunare toccava il suolo. O per lo meno quando lui credeva fosse avvenuto il contatto. Pochi secondi dopo, infatti, mentre negli studi Rai gli animi si distendevano dopo la tensione dei minuti precedenti, arrivava la smentita di Orlando, che dal Texas affermava come il modulo non avesse ancora toccato la superficie. Tito Stagno, nonostante tutto, pronunciò l'altra frase epocale:

Sono le 22.17 in Italia, sono le 15.17 a Houston, sono le 14.17 a New York. Per la prima volta un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un altro corpo celeste. Questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica; è frutto della fede dell’uomo. A voi Houston.

Dopo l'annuncio in anticipo, quello in ritardo

Nel frattempo Orlando, come si può ascoltare dalle registrazioni del tempo, pazientava, dicendo di essere in attesa: "Qui pare manchino ancora 10 metri". Solo a un minuto di distanza circa dall'annuncio di Stagno, Orlando, ascoltando Aldrin dare la conferma dello spegnimento dei motori, confermò l'avvenuto atterraggio, con tanto di applauso ripetuto in studio e Stagno che ci tenne a precisare: "Hanno spento adesso i motori". In sostanza l'annuncio dell'allunaggio arrivò prima in anticipo di 56 secondi, poi giunse in ritardo di 10 secondi rispetto a quando Aldrin, nel modulo con Armstrong, aveva detto che "L'aquila era atterrata" ("the eagle has landed").

Quale fu l'errore?

Ma quale errore ha portato a questo falso storico evidentemente involontario? La ricostruzione più credibile dell'incomprensione tra Stagno e Orlando vuole che il qui pro quo abbia avuto origine nei minuti successivi al distaccamento del Modulo Lunare dal Modulo di Comando. Per un lasso di tempo di circa 12 minuti non sopraggiunsero più immagini, ma solo l'audio delle conversazioni radio, di non facile comprensione, essendo i microfoni settati per attivarsi nel momento in cui gli astronauti dicessero qualcosa.

Questo fece sì che la prima parte di ogni frase venisse automaticamente tagliata dal collegamento. Tito Stagno, in mancanza di immagini e vista la sua conoscenza a menadito delle varie fasi, mista alla sua padronanza della lingua inglese, iniziò a tradurre tutte le conversazioni radio, non tenendo conto di quella piccolissima porzione di parola persa all'inizio di ogni frase. Così Stagno traduceva le informazioni pronunciate da Aldrin inconsapevole che mancasse qualche frazione di secondo iniziale (270 piedi dal suolo lunare diventarono 70, che convertiti in metri sono 21). Qui l'involontario peccato originale, perché il telecronista iniziò a calcolare la distanza sulla base di quel parametro, mentre il Modulo si trovava più distante dal suolo rispetto a quanto lui credesse.

Per logica, a distanza di pochi secondi Stagno annunciò l'atterraggio del Modulo sul suolo, mentre Orlando, dall'America, sapeva che il contatto non era ancora avvenuto.

Cosa ne pensa Tito Stagno

Intervistato da Wired, Stagno offre una versione differente: "Fu una banale incomprensione con l’amico Ruggero, beninteso, il miglior commentatore che abbia mai conosciuto. In realtà avevamo ragione tutti e due, ma ci fu un malinteso sui verbi: io dissi ‘ha toccato‘ e non ‘è atterrato‘, perché mi riferivo al momento in cui le antenne sotto le zampe del Lem saggiarono il suolo lunare per verificarne la pendenza, che per garantire alla Eagle di ripartire non doveva superare i 20 gradi. Poi ci fu un ritardo di 40 secondi nell’allunaggio, perché Armstrong dovette scansare un’area rocciosa per posare il Lem in una zona più sicura". 

Insomma, l'interpretazione di quel doppio sbaglio resterà sempre un mistero che tuttavia non inficia il valore storico delle immagini di quelle ore. Lo sbarco sulla Luna influì moltissimo sulla percezione della televisione negli anni successivi. Davanti alla diretta dello sbarco lunare c'era praticamente tutta Italia, compreso il pontefice Paolo VI, che a quanto si dice dopo l'annuncio dello sbarco, si sarebbe avvicinato al televisore benedicendolo. In fondo 56 secondi sono nulla, figurarsi 10.