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Qualche settimana fa Sky decise di mandare in onda il discusso documentario di Bill Emmot e Annalisa Piras, incentrato su un racconto con sguardo neutrale (estero) della situazione italiana, proprio nel periodo di avvicinamento al voto.  Per questo stesso motivo si ricorda che ne fu bloccata la proiezione in anteprima al Museo Maxxi di Roma, diretto da Giovanna Melandri, ex ministro alle politiche giovanili, per motivi strettamente legati ad una volontà di non alterare la campagna elettorale in conrso con la proiezione di un documentario che non fosse esattamente neutrale.

Ne seguirono numerose polemiche, derivanti dalla società civile così come dai giornalisti addetti ai lavori. Fu appunto Sky ad aprire le danze nel trasmettere il documentario durante la fase di campagna elettorale ed oggi, La7, nei giorni in cui avviene il passaggio di mano tra Telecom ed il nuovo proprietario Urbano Cairo, si incarica della prima trasmissione su una rete del digitale terrestre, quindi aperta al pubblico. Conferma dunque l'attitudine ed il voto all'informazione. Il documentario di Bill Emmot va visto e mostrato poiché, indipendentemente dall'orientamento politico, è un ritratto tutt'altro che approssimativo di ciò che all'estero hanno formulato della nostra situazione interna. Il fatto che a tradurla in pratica sia stato uno dei giornalisti più autorevoli d'Europa conferma la questione.