La maratona politica è l'appuntamento televisivo cult degli ultimi anni. Spazio in cui la competenza e la capacità di lettura degli eventi normalizzano il caos di palazzo, è diventata un appuntamento dal carattere rassicurante, una sorta di rifugio dalla confusione. Un format, quello della maratona, che in Italia è stato indiscutibilmente coniato da Enrico Mentana. Il direttore del Tg La7 ha sfruttato in modo eccellente l'elasticità dei palinsesti e la connotazione politica della rete, inventando un contenitore adattato a più circostanze nel corso degli anni, dalle crisi e elezioni nostrane alle vicende americane, puntando proprio sul concetto di flusso continuo, quel non stop che garantisce il carattere di eccezionalità dell'evento.

Il monopolio di Enrico Mentana

Nell'ultimo decennio Mentana ha capitalizzato alla perfezione la proverbiale instabilità politica italiana, agevolando la centralità di La7 e permettendo alla rete oggi diretta da Andrea Salerno di imporsi come il canale generalista di riferimento per comprendere l'astruso linguaggio che regola le dinamiche parlamentari.

Questa rendita di posizione di La7 ha messo indiscutibilmente in difficoltà la Rai, spesso accusata di aver ceduto il proprio ruolo di servizio pubblico alla rete di Urbano Cairo quando si è trattato di far sentire la propria voce nella cronaca degli eventi politici. Un'impressione che trovò particolare riscontro nell'estate del 2019 quando, con la caduta del primo governo Conte e lo strappo tra quest'ultimo e Matteo Salvini, Mentana e più in generale La7 restituirono la percezione di riuscire ad arrivare sempre prima degli altri.

Francesco Giorgino e la sua maratona differente

A caricarsi sulle spalle il compito di fare da contraltare a Enrico Mentana, che è senza dubbio il volto più autorevole del giornalismo televisivo italiano, è stato in questi anni Francesco Giorgino. Prima timidamente, poi con maggior forza, il giornalista del Tg1 ha spinto sull'acceleratore in questi ultimi mesi, con la frequente invasione delle sue maratone nei palinsesti di Rai1, alterandone la programmazione.

Stesso format ma uno stile diverso, quello di Giorgino, mellifluo e più didascalico, generalista, adeguato ad un pubblico per forza di cose diverso. Se su La7 Mentana invade lo spazio di programmi come L'Aria che Tira, Tagadà e Atlantide, in continuità con il suo tono di voce, Giorgino "ruba" la linea al Paradiso delle Signore, La Prova del Cuoco (o l'omologo È sempre mezzogiorno). Questo cambio di frequenze lo obbliga ad un registro addolcito, che deve includere anche un approccio di alfabetizzazione dello spettatore alle dinamiche della politica.

Lo scontro Mentana-Giorgino nel 2003

Con la crisi recente, la fine dell'esperienza di Conte al governo e le operazioni per la nascita di un esecutivo guidato da Mario Draghi, Il Tg1 è stato molto presente con diverse edizioni straordinarie, segnale di una strategia per rompere il monopolio mentaniano sul concetto di maratona. E quello tra Mentana e Giorgino è un dualismo che si colora di un precedente, se si menziona la "lite" a Quelli che il calcio del 2003, quando Mentana allora ospite di Simona Ventura commentò la possibilità di Bruno Vespa alla conduzione del Dopofestival, preferendola a quanto aveva fatto Giorgino nello stesso ruolo l'anno prima. Il giornalista pugliese telefonò in diretta criticando duramente l'atteggiamento di Mentana:

Che il direttore di un Tg concorrente che perde ogni sera utilizzi Raidue per criticare un giornalista del Tg1 è ridicolo e scandaloso ed è scandaloso che la Rai lo permetta.

Il nuovo corso di Coletta e l'informazione al centro

Schermaglie del passato a parte, questa nuova fase dipende anche dalla direzione di Rai1 di Stefano Coletta, che ha agito verso un rafforzamento dell'informazione, anche rimodellando il pomeriggio della rete con l'inserimento della giornalista Serena Bortone al posto di Caterina Balivo e il restyling de La Vita in Diretta con la conduzione singola di Alberto Matano. Rai1 dovrà stare tuttavia attenta ad evitare un'eccessiva ingerenza, perché se è vero che Rai e La7 possono essere comparate in tema di maratone politiche, si tratta di struttura completamente diverse visto. Alla necessità di rafforzare l'identità di un proprio format, il servizio pubblico deve tenere conto di avere a disposizione tre reti generaliste, nonché un canale all news, su cui poter spalmare il racconto giornalistico della politica senza mortificare altre redazioni e professionalità in forza alla Rai.