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Chef Gino D’Acampo sbarca in Italia: “Mi chiamo Gennaro, ma la Tv mi ha cambiato nome”

Originario di Torre del Greco, Gino D’Acampo è una star della Tv britannica che arriva anche in Italia, dall’11 giugno su Nove con “Cambio ristorante”. A Fanpage.it racconta di essere partito da niente e di avere tutto ciò che desiderava: “Sulla mia tomba non deve esserci scritto per forza ‘cuoco’, mi interessa essere riconosciuto come persona, non come personaggio”.
A cura di Andrea Parrella
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All'anagrafe è Gennaro D'Acampo, ma tutti lo chiamano Gino perché Gennaro nessuno riusciva a pronunciarlo. "Genéro, o Genario, all'inizio lo storpiavano tutti", racconta lo chef e imprenditore italiano trapiantato in Inghilterra, che dopo essere diventato una star della Tv d'oltremanica arriva in Italia con Restaurant Swap – Cambio ristorante (Nove Tv e DPlay in streaming, dall'11 giugno alle 21:25). Una storia da emigrante di successo che oggi è autore di libri per bambini, ha una rinomata catena di ristoranti e una solida azienda di import-export di prodotti alimentari. In poche parole, come direbbero dalle sue parti, ha sfondato tutto.

Quindi la televisione ti ha cambiato il nome?

Quando iniziai a fare la televisione, per facilitare la pronuncia, mi chiesero di chiamarmi Gino. Non pensavo la mia esperienza in TV sarebbe durata tante puntate. Poi invece ne feci una, due, tre, tutti mi chiamavano Gino e questo nome mi si è attaccato addosso. 

E non Rino, che di Gennaro è il diminutivo naturale. Ti chiamano tutti così oggi? 

Qui in Inghilterra la sola a non chiamarmi Gino è mia moglie (Jessica Stellina Morrison,ndr) quando è incazzata matta. Appena dice ‘Gennaro' capisco che c'è qualcosa che non va. Anche mia madre e mio padre mi chiamavano Gennaro, oggi lo fa mia sorella. Le zie e i cugini sono misti, il nuovo nome ha confuso pure loro.

Hai ristoranti ovunque, dall'Europa all'America, fino in Australia. Oggi dove sei? 

Sono in Sardegna e, ironia della sorte, c'è quella pioggerellina tipicamente londinese che non sai se è pioggia o no. 

Stasera parte questo tuo nuovo progetto. La Tv è piena di fornelli e ricette, cosa c'è di diverso in questo programma?

Trovo il progetto di Restaurant Swap già di per sé diverso da altri programmi. Da ristoratore mi sono eccitato all'idea di mettermi nei panni dei concorrenti: se qualcuno mi chiedessi di fare a cambio ristorante con qualcuno lo farei? Non lo trovo bello solo per chi fa questo mestiere, ma anche per chi fa tutt'altro e da casa si mette nei panni di un ristoratore, lavoro che ti assorbe per 15 ore al giorno. C'è tanta passione, vederli alle prese con una squadra, ricette e idee completamente diverse da quelle del loro locale è interessante.

Tu che ruolo avrai? 

Non starò ai fornelli, ma tratterò principalmente la parte manageriale. Soprattutto provo a portare uno stile di presentazione diverso, il mio: quello che vedi, quello è. Spero la gente lo capisca.

Qui in Italia ti conosciamo come il purista della cucina italiana che fa a pezzi gli inglesi quando stravolgono le nostre ricette. Come cambia il tuo personaggio qui in Italia?

Non cambia molto. All'estero detesto le persone che bastardizzano i piatti italiani, ma mi incazzerei anche in Italia. 

Ti è successo nel corso del programma?

Certo, ci sono state occasioni in cui ho assaggiato qualcosa e la cucina italiana non l'ho sentita. Una bruschetta la devi fare come si deve, sennò me ne accorgo.  

All'estero la cucina italiana è una, non c'è distinzione tra napoletana, romana, bolognese. Qui in Italia terrai conto di queste differenze, o realizzi un prodotto che guarda soprattutto alla distribuzione estera?

Senz'altro è un programma buono anche per l'estero e noi quando lo abbiamo registrato abbiamo parlato di cucina italiana in generale. Io personalmente ritengo la cucina campana una delle più complete. È difficile trovare una zona dove ci sia la stessa varietà di prodotti, la stagionalità, carne, pesce, verdura, latticini, come accade in Campania. 

Hai detto che non ti interessa la fama della Tv.

Sinceramente faccio la televisione vivendo il sogno di qualcun altro. Mai lo avevo programmato e l'intenzione è sempre stata fare business nel mondo della ristorazione. 

Però hai anche detto che fai televisione per dare emozioni, che è il senso di questo mestiere. Non è che ti piaccia più di quanto vuoi raccontare?

Le emozioni si possono regalare in tanti modi, facendo televisione o cucinando al ristorante. Cambia il numero di persone a cui ti rivolgi, ma l'obiettivo resta quello. 

Quindi non ti pesa essere più famoso come volto televisivo che come imprenditore?

Non è una cosa che mi interessa. Molti colleghi hanno la necessità di essere riconosciuti come ristoratori, non farsi sporcare dalla Tv. A me interessa essere riconosciuto come Gino, sulla mia tomba non deve esserci scritto per forza "cuoco".

A 18 anni chi parte per l'estero lo fa con l'idea che ovunque sia meglio di dove si sta. È vera questa cosa, o poi si scopre che è solo un fatto di gioventù?

Difficile dirlo, credo dipenda anche dagli anni in cui si è fatta questa cosa. Chi è partito con internet e i cellulari ha fatto un'esperienza completamente diversa da quella che ho fatto io, 25 anni fa, quando non c'era nulla. Per un ragazzo di Torre del Greco l'Inghilterra era un po' come l'America, un altro mondo. 

Se tuo figlio, giovanissimo, dovesse chiederti di partire, saresti d'accordo?

Mio figlio Luciano ha 18 anni e da quando ne ha 16 gli chiedo ‘ma quando te ne vai?". Però purtroppo i giovani d'oggi hanno tutto, non hanno la motivazione per andarsene. Se c'è la curiosità per l'estero, molte volte te la togli andando su internet. Io sono cresciuto ai tempi del Postal Market, chi vuole capire, capisca. Adesso sono imbarazzato…

… per il Postal Market?

No, perché ho detto "giovani di oggi" come fossi un vecchio.

Il ritorno in Italia per te è una parentesi o un'occasione di rivincita?

Io ho sempre detto che una volta in pensione tornerò in Italia. Quanto alla parentesi, dovrò capire se l'esperienza mi soddisfi, non tanto a livello economico, ma dal punto di vista personale. Per il momento ho già registrato un altro programma per l'Italia in onda a settembre, Gino cerca Chef, che è una sorta di X Factor dei cuochi e nel frattempo sto facendo un programma con Gordon Ramsey e Fred Sirieix. Vediamo quanto durerà. 

E sulla rivincita?

La rivincita presuppone una sconfitta, ma io in Italia non ho mai perso. Anzi, non ho mai fatto una partita, sono andato via prima. La mia è stata una scelta, per una persona ambiziosa quale sono, 25 anni fa a Torre del Greco non c'erano oggettivamente possibilità. 

Domanda delle domande: pensi mai a come sarebbe andata se fossi rimasto in Italia?

Il primo ristorante in Inghilterra l'ho aperto a 21 anni, non credo che in Italia sarebbe stato fattibile. Ma il pallino di pensarmi come l'unico giovane imprenditore italiano in questo campo ce l'ho. 

Sei più a tuo agio a stare in Tv in Italia o in Inghilterra?

Mi sento molto più a mio agio a parlare inglese. Non parlo italiano quotidianamente, la mia paura a volte è farlo in modo scorretto, la lingua italiana è bella quando è parlata bene, altrimenti è terribile. Mi sforzo di più quando penso e parlo in italiano, che non in inglese. 

Con la Brexit il sogno di gioventù che tu hai realizzato non rischia di essere precluso a un ragazzo di oggi?

Assolutamente no. Brexit non vieterà a nessun italiano con buona volontà, forza e coraggio, di andare in Inghilterra per cercare successo. Al momento mi pare che l'obiettivo di Brexit sia fare pulizia nei confronti dei tanti che ci sono venuti a non fare nulla. 

Mi sembri piuttosto favorevole all'uscita. 

Non sono né d'accordo, né in disaccordo, ma sono favorevole all'idea che non si possa tollerare una frontiera aperta che accolga tutti in maniera indiscriminata, anche chi non abbia voglia di lavorare. Credo che una persona intelligente non possa vedere in Brexit una cosa solo positiva o solo negativa.

Il più grande obbrobrio culinario al quale hai assistito?

Un grande classico: la pizza con l'ananas. Ma quella volta, era qualche anno fa e fui invitato in questa nuova pizzeria di Newcastle, ci misero anche gli spinaci. Provavano a vendermela dicendo che andava molto di moda in Costiera Amalfitana. 

Che dire, ti aspetto a Napoli.

Solo se non mi porti a mangiare la pizza all'ananas in costiera.

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