Insulti, frasi ingiuriose e minacce, "devono spararti in bocca". Frasi di questo tenore sono arrivate all'indirizzo di Massimo Giletti dopo che il conduttore ha cacciato dagli studi di "Non è l'Arena" Raimondo Etro, ex brigatista tra i responsabili del rapimento e dell'omicidio Moro, che nel corso della puntata del 16 ottobre aveva pronunciato le parole "Meglio avere mani sporche di sangue che di acqua". Gli altri ospiti in studio, da Luca Telese a Daniela Santanchè, avevano chiesto le sue scuse per quelle parole. Etro aveva rifiutato di darle e Giletti si è ritrovava quindi costretto ad accompagnarlo fuori dallo studio. Da qui sarebbero arrivate le minacce, comunicate al conduttore durante una pausa pubblicitaria del programma.

Allora Giletti, ci racconti cosa è successo?

Sono arrivati diversi tweet durante la puntata con minacce esplicite dopo il fatto accaduto in studio con Etro. Sono abituato a riceverne da quando mi occupo di storie come quella delle sorelle Napoli, o altre inchieste simili. È chiaro che quello che è successo ieri può essere più preoccupante, nel senso che schegge impazzite di terrorismo ci sono sempre e uno deve stare attento. Ma devo dire che in tutto questo a me è dispiaciuto principalmente per Etro, l'ho visto troppo carico rispetto a quanto giusto fosse. 

Ripensando a mente fredda a quanto accaduto in puntata, si comporterebbe allo stesso modo con Etro?

Non sono stato felice di averlo fatto, perché penso che Etro meriti una seconda chance, però ieri ha perso un'occasione, è andato fuori dalle righe. Io capisco il suo riferimento intellettuale alto, ma io ho ancora nei miei occhi, pur essendo al liceo, le immagini della scorta di Moro sul selciato. Credo che su certe cose non si possa fare ironia.

Crede che si tratti di un caso isolato?

Per chi fa questo mestiere come lo faccio io le minacce sono una triste consuetudine, alla quale speri sempre non ci sia un seguito. 

Ha sentito Etro dopo i fatti di ieri?

No, ma spero si rassereni e magari ci chiariremo. Io sono sempre dell'idea che una persona debba avere un'altra possibilità. In passato mi era sembrato più aperto al dialogo. Mi spiace aver preso questa decisione, ma non potevo fare altro.