Ultimo ospite della prima puntata de "Le invasioni barbariche" è il regista Gabriele Muccino, autore di successi come "L'ultimo bacio" e "La ricerca della felicità". Muccino è uno dei registi italiani più noti all'estero, voluto da Will Smith per girare proprio "La ricerca della felicità", ma la sua vita hollywoodiana non è tutto rose e fiori, come spiega lui stesso a inizio intervista: Il successo complica la vita. Una volta Enzo Biagi, intervistando Pier Paolo Pasolini gli chiese: ‘Com'è il successo?' e lui rispose: ‘Il successo è brutto'. È come se avessi vissuto 5 vite, però il successo si porta dietro molte cose che la gente da casa non può immaginarsi".

Il rapporto col fratello Silvio

Muccino parla subito del doloroso litigio col fratello Silvio, con cui non ha contatti da 7 anni. Un rapporto, dice il regista, finito all'improvviso, senza un vero e proprio motivo, a causa, pare, di una serie di scambi tramite terzi: "Quando si mescolano vita privata e pubblica è tutto molto complicato. Si sa, ad esempio, che ho un fratello che ha 15 anni meno di me e a un certo punto abbiamo smesso di parlarci, senza un perché. È una questione privata che per una serie di incidenti è divenuta pubblica: prima c'è stata una mia intervista, poi la sua risposta tramite un'agenzia, e poi Twitter che io uso come veicolo per accendere dei fari su quelle cose che mi fanno male del mondo. Ho smesso di comunicare con un fratello che non vedo da 7 anni e che senza motivo è scomparso: non ho telefono, non ho e mail e ha tagliato i ponti con chiunque mi conosca. Il dolore è cresciuto e ho sentito il bisogno di mandare dei tweet ma è stato un errore drammatico. Faccio un mea culpa pubblico e lo faccio per mettere un punto. Ho sbagliato a portare la mia vita personale sulla sfera pubblica e mi auguro di non farlo mai più: ora ho la mia vita, i miei figli, ma è stato un lutto e non ho speranza di poter recuperare questo rapporto".

"Il perdono è la più grande forma d'amore"

Proprio parlando di questo dolore, Muccino ha spiegato che "Il perdono è la più grande forma d'amore. Il rancore, l'incattivirsi, al contrario, è il freno degli uomini, il più grande freno alle proprie esistenza. Nel caso specifico non conosco le ragioni quindi non so se devo perdonare, essere perdonato o cosa. So solo che non so mantenere rancore, e nella mia vita non sono riuscito ad odiare neanche chi mi ha odiato con le armi peggiori".

Il suo rapporto con Hollywood

Riguardo al futuro il regista, pur non essendo strettamente in promozione, ha parlato del film che uscirà a breve, "Fathers and Daughters", che ha come protagonista Russel Crowe e di quello che sta scrivendo, tratto dal romanzo "Paura di volare" di Erica Jong: "È una sceneggiatura molto difficile" dice, spiegandone i motivi e la quantità di spunti che il libro dà: la vita, la morte, la paura del maschio e la scarsa conoscenza di se stessa, i complessi infantili e il relazionarsi con le paure". Quel che è certo è che Muccino pare essere molto amato dagli attori americani: "Non so capire il perché si sia creata questa attrazione forte tra me e attori. C'è una scuola di registi americani che curano poco la recitazione, ma sono bravissimi tecnicamente: si chiamano "shooters". Può essere che quelli che dirigono gli attori siano meno e di conseguenza escano dal gruppo. Quello che so è che vado a fare i film negli Stati Uniti con la testa di un italiano legato a film italiani dai 50 agli 80. Pur conoscendo bene il cinema americano ho mantenuto la mia italianità".