18 Marzo 2015
16:14

Frank Underwood sputa su Gesù: è polemica, ma perché ci si stupisce?

Non esiste nessun Dio, non esiste nessuna fede. Non è il rispetto che muove le persone, ma la paura e il potere. Questo insegna Frank Underwood in “House of Cards”. E allora perché ci si stupisce se un uomo che ammazza per scalare posizioni, sputa sul crocifisso per la sua mania di grandezza?

Non esiste nessun Dio, non esiste nessuna fede. E non è il rispetto a muovere le persone, ma la paura. A furia di ripeterci le migliori citazioni di Frank Underwood, il luciferino politico arrivato alla Presidenza degli Stati Uniti di "House of Cards", interpretato da un sempre più gigantesco Kevin Spacey, sembrava che avessimo imparato qualcosa di lui ed invece niente, restiamo al palo non appena gli vediamo commettere un atto blasfemo (nell'episodio 3×04), ovvero sputare in faccia al crocifisso in una chiesa, subito dopo un'interessante discussione con il suo confessore sulle cose che ci fanno stare al mondo. "Due regole" – gli rivela il confessore – "ama Gesù e il prossimo". Frank Underwood si danna, cerca riparo e clemenza dopo aver dato ordine di colpire con i missili una zona piena di bambini inermi, solo perché nel luogo c'erano pericolosi estremisti islamici. Ma non c'è clemenza o giustficazione, non c'è perdono da ricevere ma solo le due regole da seguire: "ama Gesù e il prossimo".

È naturale che l'uomo che in tre stagioni abbiamo visto ammazzare un suo potenziale avversario politico, lasciandolo morire con i gas di scarico di un'automobile; ammazzarne una giornalista lanciandola sotto un treno della metropolitana e ancora urinare sulla tomba del proprio padre defunto, rifiuti la linea guida tracciata dal suo confessore e mostri zero segni di rispetto o compassione anche per il massimo simbolo religioso della cristianità. Pierluigi Battista sul Corriere della Sera si chiede con furbizia "Cosa sarebbe successo con i simboli islamici?". Non possiamo rispondere con completezza a questo quesito, perché la stagione non è ancora terminata (almeno qui in Italia, dato che solo Netflix negli Usa pubblica le stagioni integralmente) e non sappiamo se i simboli islamici verranno intaccati o meno, ma il punto è un altro. L'indignazione cattolico-cristiana muove solo quando un personaggio, che ricordiamo essere finto, si macchia di aver offeso le immagini sacre? Bisogna dedurre che le orge con la moglie e la sua guardia del corpo, viste nella seconda stagione, così come le sue tendenze omosessuali vadano bene, al pari degli zero scrupoli e l'indole ad agire sempre e solo per i propri interessi.

Qualcosa non torna. Il treno dell'indignazione, partito proprio dal CorSera, appare essere una boutade inutile, tant'è che negli Usa non si è offeso nessuno, scrivono "anche Gesù affronta la furia di Frank Underwood". Si godono lo spettacolo, l'ascesa (e forse declino) di un uomo creato apposta per essere spregiudicato, sopra le righe e con cui non è sempre facile restare in empatia. Anche per questo, proviamo semplicemente a goderci lo show per quello che è.

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