Franca Leosini si è raccontata in una lunga intervista rilasciata a FQMillennium. La giornalista ha raccontato un retroscena inedito e decisamente scioccante su ‘Storie maledette‘. Secondo quanto sostiene, il protagonista di una delle puntate della fortunata trasmissione televisiva di Rai3, tentò di strozzarla mentre lo intervistava.

L’accaduto risalirebbe al 1994

Nel corso della puntata intitolata ‘Aprite quella tomba’, andata in onda nel 1994, Franca Leosini intervistò un uomo condannato per avere ucciso la compagna a coltellate. Una domanda scomoda avrebbe scatenato la reazione del suo interlocutore, che non avrebbe esitato ad avventarsi su di lei:

“Il protagonista di una puntata di Storie Maledette nel corso dell’intervista, fece un salto e tentò di aggredirmi mettendomi le mani al collo. Voleva strozzarmi. Gli feci una domanda scomoda e lui non la sopportò. Mi saltò proprio addosso. Io rimasi impassibile. Purtroppo il regista di allora, sbagliando, staccò e invece avrebbe dovuto continuare a registrare”.

La cronaca nera oggi

Franca Leosini ha parlato anche del suo rapporto con la fede. Si definisce credente e praticante “con misura”. Preferisce andare in chiesa quando non c’è nessuno e pregare in solitudine. Infine, la giornalista ha commentato il modo in cui viene trattata oggi la cronaca nera. Ritiene che se ne faccia “un consumo smodato” e che spesso se ne parli in modo inesatto, senza documentarsi adeguatamente. La giornalista e conduttrice di ‘Storie maledette’ ha fatto l’esempio dell’omicidio di Marco Vannini:

“Premetto due cose: dietro a ogni caso giudiziario c’è una grande tragedia e mi rendo conto che nel noir scorrono le più grandi passioni della vita. Ciò che però apprezzo di meno è il consumo che si fa della cronaca nera. Te la ritrovi ovunque, a tutte le ore del giorno. Se accendi la tv, su tutte le emittenti, compresa la Rai, dalla mattina alla sera, trattano, ad esempio, la vicenda di Marco Vannini. Prendiamo questa come sineddoche. Se ne parla ad ogni ora e lo si fa in modo inesatto. D’altronde io che ho il vantaggio di leggere gli atti processuali, diecimila pagine solo sul delitto di Avetrana, tanto da studiarlo nei particolari e farne una grande struttura narrativa che viene riconosciuta come tale, riesco a essere precisa. Chi invece tutti i giorni deve portare la merce sulla bancarella magari dice anche tante inesattezze. Io lavoro in verticale, la cronaca in orizzontale. Chi fa cronaca deve adagiarsi, abbozzare. E negli ultimi anni se ne fa un consumo smodato che mi convince pochissimo”.