Franca Leosini racconta al Corriere della Sera quanto accade, a tratti, dietro le quinte del suo Storie Maledette, il format di culto di Rai3 che si prepara a tornare in onda con due puntate speciali dedicate al caso di Marco Vannini. Alla Leosini, giornalista che ha saputo attirare a sé folle di fan – i “leonsiners” – di ogni età, è andato il Premio Speciale Hemingway 2019 per “la sottile ironia, lo stile deciso, lo sguardo disincantato nel raccontare casi di cronaca spesso perturbanti”. Caratteristiche che si fondo con il linguaggio ricercato di Franca, un’altra delle sue affascinanti peculiarità.

Le tre regole d’oro della Leosini

È la straordinaria preparazione a fare della Leosini una “diva” tra le giornaliste. Si resta incantati di fronte al suo eloquio, a quella capacità non replicabile di scandagliare l’animo umano per intravederne ogni crepa. Uno stile unico quello di Franca che si articola intorno ad alcune regole d’oro: “Tre. Inderogabili. Non anticipo mai le domande. Devo incontrare una volta i condannati per studiarne la prossemica e il passato, ma non prendo appunti davanti a loro. Valuto il tasso di sincerità, non strumentalizzo nessuno ma non mi faccio strumentalizzare: se ho la sensazione che succeda, lascio perdere”.

Quanto costa assorbire certe storie

La Leosini racconta storie terribili, qualche volta omicidi efferati cui nemmeno gli stessi colpevoli riescono a trovare una giustificazione. Franca assorbe quel dolore, lo attraversa nel tentativo di dipanarne i nodi. Talvolta a caro prezzo come nel caso di Mary Patrizio che uccise il figlioletto di appena 5 mesi: “Sono come un chirurgo che deve fare un’operazione. Rispetto le persone che ho di fronte perché scendono con me nell’inferno del loro passato, negli abissi dei loro ricordi, ma non risparmio loro nulla. Cerco di capire cosa ha cambiato la traiettoria della loro vita, ma le storie che racconto le vivo e mi attraversano: dopo la puntata con Mary Patrizio che aveva ucciso il figlioletto di 5 mesi affogandolo nella vasca da bagno ho pianto per un quarto d’ora”.