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Filippo Magnini dopo l’assoluzione: “Come 3 anni in carcere, un incubo essere associato al doping”

Filippo Magnini, assolto dalle accuse di doping, racconta il suo calvario in un’intervista rilasciata a Silvia Toffanin per Verissimo. “Questa vittoria mi ha liberato, è come se fossi stato tre anni in galera” confessa il nuotatore scagionato dopo anni difficili. “Sono convinto che il 99% degli atleti non ce l’avrebbe fatta a difendersi” è la riflessione amara che resta a margine di questa incredibile vicenda.
A cura di Stefania Rocco
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Filippo Magnini, assolto dalle accuse di doping, torna a parlare della vicenda giudiziaria che l’ha coinvolto in un’intervista rilasciata aSilvia Toffanin per Verissimo. “Ho vinto finalmente una delle gare più importanti” racconta il nuotatore a margine di una vicenda terribile alla quale ha sacrificato mesi della sua vita. Ha impiegato tre anni prima di essere assolto Filippo, mesi interminabili che lo hanno infine condotto a commentare soddisfatto la decisione del TAS (Corte di Arbitrato di Losanna) di assolverlo:

Ci sono voluti tre anni, ma la mia fiducia nella giustizia, ordinaria e sportiva, c’è sempre stata. Fino all’ultimo credevo e speravo di vincere: la verità è venuta fuori e ora finalmente sono libero.

Filippo Magnini indagato per doping nel 2017

Il calvario dell’atleta ed ex compagno di Federica Pellegrini è iniziato nel 2017. A ottobre, il nuotatore finì nell'inchiesta sul presunto commercio di anabolizzanti e sostanze contraffatte provenienti dalla Cina. “Quella mattina è stato un brutto risveglio, non avrei mai pensato di vedere il mio nome associato al doping” confessa Magnini “Alcuni giornalisti mi hanno avvertito che sui giornali era uscita questa notizia: l’ho scoperto così e lì è iniziato il mio incubo”. Filippo ripercorre quei mesi e conclude con una riflessione amara:

Ognuno di noi deve combattere delle battaglie, ma quando combatti contro quella che tu vedi come un’ingiustizia è un dolore pazzesco. Vorresti urlare la verità mentre tutte le persone leggono sui giornali il contrario. La storia è finita bene, ma è stato un percorso delicato e doloroso per me e per le persone che mi sono state vicino. Questa vittoria mi ha liberato, è come se fossi stato tre anni in galera. La ferita rimane comunque, ci vorrà ancora un bel po’ di tempo per ricucirla.

L’indagine che ha coinvolto Filippo Magnini

Campione olimpico di nuoto racconta di essere finito all’interno di un’indagine lunga e complessa e che proprio l’impressionante mole di verifiche sul campo gli avrebbe consentito di ottenere che fosse ristabilita la verità: “Ho realizzato di essere dentro a un’indagine pazzesca, che forse riservano solo ai terroristi. Ma io, nella mia innocenza, ero contento di questa cosa, perché quando non hai fatto niente e vieni intercettato, pedinato e ti mettono le cimici in macchina, a quel punto la verità deve venir fuori. Più informazioni c’erano su di me, più ero contento. E alla fine ho avuto ragione. Sono convinto che il 99% degli atleti non ce l’avrebbe fatta a difendersi”. Magnini confessa infine che potrebbe tornare a nuotare, nonostante l’annuncio del ritiro: “Allenatore ancora non mi vedo, però penso di essere ancora un atleta. Vedremo se tornerò a nuotare, chissà…”.

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