Tra le cose da guardare, riguardare e riscoprire durante questo lockdown c'è sicuramente "Febbre da cavallo". Il grande classico della commedia all'italiana, diretto da Steno nel 1976, è disponibile su Netflix dal 16 aprile 2020. Il film con Gigi Proietti, Enrico Montesano e Francesco De Rosa ha segnato un'epoca, creando degli irripetibili tormentoni, su tutti la celeberrima ‘mandrakata‘. Tante risate per un film che ha fatto storia ma che purtroppo è anche segnato dal triste destino per uno dei suoi tre protagonisti.

La carriera di Francesco De Rosa

Stiamo parlando di Francesco De Rosa, il caratterista napoletano interprete del guardiamacchine Felice, che completava il terzetto di amici con Bruno Fioretti detto Mandrake (Gigi Proietti) e er Pomata (Enrico Montesano). Negli anni '70, il suo nome si impose all'attenzione dei produttori e dei registi italiani che lo affiancavano ai grandi nomi per ruoli secondari. È stato il ladruncolo Manidoro nel film "Piedone a Hong Kong", ha lavorato anche con Federico Fellini ne "Il Casanova". Tra i suoi personaggi più ricordati anche l'iconico venditore di bare a rate di "Così parlò Bellavista".

La tragica morte

Il grande successo di "Febbre da cavallo" però non si è mai più replicato. Dopo un ventennio di alterne fortune, con l'inizio degli anni 2000 inizia per l'attore un periodo di depressione e di grandi delusioni lavorative. Nel 2002, nel sequel "Febbre da cavallo – La mandrakata" clamorosamente non fu inserito nel cast (il ruolo ‘napoletano' fu preso da Carlo Buccirosso). Questa esclusione lo segnò profondamente. Apparve nel kolossal di Mel Gibson, "La passione di Cristo" e nel dicembre dello stesso anno fu trovato impiccato da un vicino, nella sua casa nel centro storico di Perugia. La sua morte fu comunicata dai familiari solamente tre mesi più tardi, nel febbraio 2005.

L'ultima intervista di Francesco De Rosa

Francesco De Rosa, in quella che è probabilmente la sua ultima intervista ad Alberto Pallotta, raccontò di come attraverso "Febbre da cavallo" si riuscì a portare a termine un esperimento di fusione tra commedia alta e bassa. Un tentativo che, all'epoca, fu incompreso. Solo il tempo ha dato a quella pellicola, lo status che gli viene riconosciuto oggi: “Febbre da cavallo” fu l'ultima, e all'epoca incompresa, fusione della commedia alta e di quella bassa, un ultimo straordinario sfolgorio di talento, ingegnosità, ritmo, che dopo si è completamente perduto. Io non credo di essere in torto nel dire che "Febbre da cavallo" rappresentò la fine di un ciclo storico del cinema di allora".