In occasione dell'uscita del suo nuovo film "Modalità aereo", Fausto Brizzi è intervenuto per la prima volta in televisione dopo lo scandalo che lo ha visto coinvolto. Il regista è stato accusato di molestie sessuali da diverse attrici, in un'inchiesta de Le Iene. Tre di queste lo hanno denunciato alle forze dell'ordine, ma Brizzi è stato successivamente del tutto prosciolto con l'archiviazione delle due accuse, in quanto la magistratura ha affermato che "il fatto non sussiste". La riabilitazione completa di Brizzi ora passa dall'uscita in sala del suo film e dall'ospitata nel salotto di Silvia Toffanin:

Un anno complicato. "Modalità aereo" è stato il giusto film terapeutico, un po' disneyano. Questo è uno dei film più autoriali, un po' autobiografico. Ho deciso di affidarmi agli amici: ho avuto amici nel cast e tra gli sceneggiatori. La mia terapia è stato circondarmi di persone che mi volessero bene e mi tenessero per mano. Questo mi ha permesso di passare da 2mila numeri nel telefono a un centinaio. Che non è male: capisci quali sono le persone superflue e quali sono le fondamentali. Il film racconta di questo.

La vicinanza di amici come Paolo Ruffini

Silvia Toffanin ha osservato come "Modalità aereo" contenga molti messaggi sui rischi dei social, come "Un tweet può rovinare la vita": "Oggi è così. Tutto passa attraverso i social ed è preoccupante. C'è un livello di sintesi che toglie l'ironia. Mi sento a disagio quando mando un messaggio e devo scegliere l'emoticon giusto per far capire che scherzavo. Continuo a preferire scherzare a voce". Tra i tanti che gli sono stati vicini in questo periodo difficile, l'amico Paolo Ruffini, protagonista di "Modalità aereo".

Ho imparato la resilienza. Fare in modo che qualcosa di negativo possa trasformarsi in qualcosa di buono. Un percorso complicatissimo, io ci ho messo un anno e mezzo. Paolo Ruffini mi è stato vicino, è un amico di vecchia data. Mi ha portato questo soggetto e ho capito che era il film giusto.

L'autoironia come salvezza

Il caso di Fausto Brizzi ha dominato nell'opinione pubblica forse anche per la tendenza alla curiosità morbosa verso gli scandali: "C'è un malessere diffuso in Italia. La gente non vuole avere una fortuna, ma vedere una sfortuna di quello accanto. Basta vedere un giornale per capire che sono solo le disgrazie che ci fanno balzare sulla sedia. Le buone notizie sono relegate a un trafiletto. Se una persona viene assolta non fa notizia". La sua vera cura, insieme alle persone care, è stata l'ironia, anche in un momento così difficile.

La cura è stata il lavoro ma anche la mia bimba meravigliosa, che compie 3 anni il 28 febbraio e veniva sul set. Mi hanno aiutato mia madre, i miei amici d'infanzia, Claudia (Zanella, la moglie, ndr). Tante persone che credevo conoscenti, si sono dimostrati amici. C'è chi mi ha detto: "Tieni, noi non ci conosciamo bene ma queste sono le chiavi di casa mia". C'è stato un periodo in cui dovevo sfuggire ai giornalisti e avevo una quindicina di chiavi di case di tutta Italia. Prima avevo una dedizione assoluta al lavoro, ora sono meno "workalcoholic". Ho capito che l'importante è mantenere l'autoironia, altrimenti si rischia di non uscirne vivi. Non è una battuta, c'è chi pensa di togliersi la vita per queste cose. Molti amici mi davano le chiavi di casa perché volevano avermi in casa, per paura. L'ironia, però, può essere davverio la salvezza.