Mentre la politica si affanna a spingere l'idea dell'abolizione del canone Rai, o la riduzione di esso, l'amministratore delegato Fabrizio Salini sembra pensarla in maniera diametralmente opposta. Questo è quanto emerge dall'audizione dell'ad in commissione di vigilanza risalente ad alcuni giorni fa. Riflessioni interessanti, che descrivono lo stato dell'arte in cui si trova il servizio pubblico, un'azienda che appare come tenuta in stallo da eterne discussioni e polemiche politiche:

Negli ultimi due giorni sono emersi emendamenti che propongono di prelevare ancora un 10% del canone da destinare al fondo per il pluralismo. Premesso che il legislatore è sovrano, permettetemi di sottolineare il fatto che è difficilissimo, per non dire impossibile, amministrare un'azienda che non ha certezza di risorse.

Il riferimento, evidentemente, è alla proposta di legge M5s dell'onorevole Maria Laura Paxia, che mira ad eliminare l'odiata tassa in favore di un aumento della pubblicità (che in Rai ha un tetto massimo), così come alla proposta di riduzione del canone da parte dell'onorevole Anzaldi, attraverso una raccolta firme lanciata nelle ultime settimane. "Con questa serie di iniziative – ha proseguito Salini – che minano profondamente il finanziamento di Rai si rischia di rendere estremamente difficoltosa, se non addirittura di bloccare, l'applicazione di un Piano Industriale che ha come principale obiettivo quello di traghettare il Servizio Pubblico definitivamente nel futuro, mantenendo però la leadership che lo contraddistingue". 

L'amministratore delegato ha fornito dettagli numerici relativi agli introiti del canone, specificando che alla Rai "di 90 euro ne arrivano 74,8 e che in queste condizioni “la Rai potrà sempre e soltanto giocare in difesa. È destinata a una faticosa sopravvivenza e non all’evoluzione”. L'extragettito di cui tanto si parla sarebbe quindi un miraggio: “Difficilissimo per non dire impossibile amministrare un’azienda che non ha certezze di risorse”, ha detto Salini.

Per Salini la pubblicità in Rai si potrebbe abbassare

Anche in merito alla connessa questione dell'eliminazione del tetto pubblicitario, Salini pare viaggiare controcorrente e appoggiare la possibilità che la pubblicità venga anzi ridotta, ma sempre “a fronte di una certezza delle risorse e di un riconoscimento integrale del canone”. Una eventualità che avrebbe sia un valore economico che etico: “Un servizio pubblico con una riduzione dell’affollamento pubblicitario – ha detto Salini – libererebbe risorse per tutto il sistema e per l’industria audiovisiva. La vedo come un win win, una strada a cui si può cominciare a pensare”.