Sono due le standing ovation che il pubblico di Domenica In regala a Fabrizio Moro, nel corso dell’intervista-esibizione con Mara Venier. Moro, vincitore del Festival di Sanremo 2018 con “Non mi avete fatto niente”, portata all’Ariston insieme a Ermal Meta, ripercorre i suoi esordi, la carriera cominciata più di 20 anni fa, quando era un ragazzino ribelle, irriconoscibile con i suoi capelli lunghi e l’aspetto selvaggio: “Non mi hanno regalato nulla, il successo ha fatto il giro lungo dalla Cina per arrivare fino a qua”.

L’amore per la figlia Anita

Moro regala al pubblico alcuni passaggi tratti dalle sue canzoni più belle, e a proposito di “Portami Via” racconta: “Ho due bambini. Per Anita ho scritto Portami via, canzone che triplicò tutto il successo che avevo ottenuto fino ad allora. Fu la canzone della mia rinascita. Credo sia la canzone d’amore più bella che abbia mai scritto, per la donna che amo di più al mondo, forse l’unica”. Poi sorridendo aggiunge: “Insieme a mia madre sennò si offende”.

Gli esordi, il successo arrivato dalla Cina

A quel successo, che ha fatto un lungo giro prima di raggiungerlo, Fabrizio è arrivato dopo anni di intensa fatica. Negli anni 2000, sotto contratto con una casa discografica, si vide mettere alla porta dopo aver pubblicato un disco che non raggiunse i risultati sperati: “Quel disco del 2000 andò malissimo. Lavoravo con una casa discografica che mi strappò il contratto. Ci restai male, avevo 25 anni, ma tanto oggi hanno chiuso. Fu un periodo molto duro”. I 7 anni successivi furono complessi, Fabrizio tornò a fare lavori comuni, pur continuando a scrivere le sue canzoni:

Lavoravo in una ditta di ristrutturazione di appartamenti. Ricordo che c’erano dei ragazzi che scherzavano tra loro da un balcone all’altro. Pensavo che a quei ragazzi avrei voluto vendere i miei dischi, e invece mi lanciavano cose. ‘Pensa’, il brano che mi permise di tornare a fare musica, diventò una canzone più grande delle spalle che avevo. Ebbe un successo che non mi aspettavo. Scrissi quel testo dopo avere visto un film sulla vita di Paolo Borsellino.