Il clima che si è venuto a creare attorno al nome di Fabio Fazio non è dei più sereni, questo possiamo dirlo senza dubbio. Che il conduttore sia, oramai da tempo, oggetto di una campagna denigratoria sullo sfondo della quale c'è una chiara matrice politica è altrettanto ovvio e sono le stesse forze politiche che alimentano le polemiche da tempo ad individuare in Fazio (e in Bruno Vespa) un problema che l'azienda dovrà prima o poi risolvere. Lo aveva detto il vicepremier Luigi Di Maio, lo ha ribadito Alessandro Di Battista poche ore fa.

Il conduttore ha sempre provato a reagire positivamente agli attacchi, rispondendo con la massima disponibilità a chi chiedeva chiarimenti sulla sua posizione. Eppure c'è stato anche spazio per il disappunto, come accaduto in diretta su Rai1 il 3 febbraio. Prima una constatazione nel corso dell'intervista al presidente della Camera Roberto Fico, in merito a una riforma della governance in cui lui stesso aveva auspicato negli annida presidente della commissione di vigilanza (riforma mai avvenuta); poi nel corso della conversazione con Claudio Baglioni per la presentazione del suo secondo Festival di Sanremo da direttore artistico.

Baglioni, collegato dalla città dei fiori, ha descritto il suo come un festival proteso verso l'armonia e un'idea di bellezza. Concetto che Fazio aveva associato al suo ultimo Sanremo da conduttore. Infatti il presentatore dà ragione a Baglioni, convinto che di bellezza ci sia gran bisogno e aggiunge: "Da fuori c'è grande attesa per questo Sanremo". Risponde Baglioni, con la sua ironia divenuta ormai proverbiale: "Nel senso che già ci aspettano fuori per menarci?". E qui la risposta di Fazio, con un riferimento più che chiaro ad un certo approccio adottato nei confronti del suo lavoro:

Quello non solo a Sanremo, infatti sto pensando di emigrare