Rai1 rende omaggio a Rita Levi Montalcini con un film diretto da Alberto Negrin. A interpretare il Premio Nobel per la medicina è Elena Sofia Ricci. L'attrice, intervistata da Fanpage.it, ha raccontato tutti i retroscena di un progetto curato nei minimi dettagli e ha spiegato quanto sia importante oggi, tenere viva la memoria di questa donna straordinaria e meravigliosamente imperfetta:

"Ho voluto questo film con tutte le mie forze. Ha un alto valore etico, morale, istituzionale. Il regista si è premurato di non fare un santino di Rita Levi Montalcini, ma di raccontare una donna nel suo essere meravigliosamente imperfetta".

Nonostante nel corso della sua carriera si sia cimentata con i ruoli più disparati, immagino generi una certa soggezione interpretare una personalità come Rita Levi Montalcini.

Mi sono sentita inadeguata ogni giorno, ogni momento. Pensavo: ‘Faccio troppo o forse faccio troppo poco'. Doveva essere un omaggio, ma la trappola di scadere nell'imitazione era sempre in agguato. Ho studiato molto il suo modo di parlare della fine degli anni '80, più rapido rispetto a quello della Rita Levi Montalcini più anziana che conosciamo tutti.

Come reputa che la figura di Rita Levi Montalcini si cali in questi mesi di pandemia?

È un inno agli scienziati, alla ricerca, al lavoro di chi ci deve salvare la vita. È un omaggio ai ricercatori che sono stati chiamati a trovare un vaccino non solo per il Covid ma per tutte le malattie. È un film di un'attualità sconvolgente. E poi punta il dito contro l'egocentrismo e l'edonismo sfrenato degli ultimi anni che hanno fatto sì che diventassimo tutti delle mine vaganti e impazzite. Ego ipertrofici senza un preciso scopo, una morale, un progetto, senza onestà intellettuale. Spinti dal vento delle passioni come i lussuriosi del quinto canto dell'Inferno di Dante. Noi siamo responsabili non solo di noi stessi ma di tutta la comunità. Con la pandemia dovremmo averlo imparato e invece…

In questo scenario che lei descrive, quale crede che sia il messaggio della scienziata per i giovani?

Il suo messaggio è quello di individuare una passione e cercare di vivere di quella. Essere intellettualmente onesti e avere un alto senso dell'etica, tutti valori che oggi sono pressoché scomparsi. Io faccio una fatica mostruosa nel combattere con questo mostro a tre teste che sono i social. Stanno manipolando il cervello dei nostri ragazzi, li stanno programmando per non pensare. L'augurio è che vedendo Rita Levi Montalcini, si fermino un secondo a dire: "Che figa questa donna, com'è pop". Magari in qualcuno si accende la scintilla e dice: "Voglio fare come lei, voglio inseguire la mia passione".

Ha girato alcune scene nella vera abitazione di Rita Levi Montacini, cosa racconta quella casa di lei?

Aveva un letto che non aveva neanche la testata. Era una rete a una piazza, con un materasso sopra. Ho girato in quella casa e in quel letto che è lo stesso in cui lei è mancata. È stato molto emozionante. Ho pensato che per osmosi spetta anche a me il diritto di vivere 103 anni (ride, ndr). È stata lucida e in gamba fino alla fine. Non vedeva più bene, ma aveva un ingranditore grazie al quale ha letto fino all'ultimo momento. Sulla sua libreria, aveva attaccato una frase di Immanuel Kant: "Sapere Aude", abbi il coraggio di conoscere, studiare, imparare, evolvere. Questo fa capire quanto per lei fosse importante.

Rita Levi Montalcini ed Elena Sofia Ricci a confronto
in foto: Rita Levi Montalcini ed Elena Sofia Ricci a confronto

Ha avuto modo di relazionarsi con la nipote Piera Levi Montalcini e con alcune vecchie collaboratrici della scienziata, le hanno dato dei suggerimenti?

Sì, Piera mi diceva che la zia a 78 anni, quando ha vinto il Nobel, camminava dritta come un fuso. Nonostante avesse ragione, abbiamo preferito rappresentarla un po' più curva come la si ricorda nell'immaginario collettivo. Le collaboratrici ci hanno dato molti suggerimenti tecnici, ad esempio su come usare il microscopio.

Nel film, la violinista Elisa Carletti interpreta Elena, una bambina guarita da Rita Levi Montalcini. Come sono andate le cose nella realtà?

Nella realtà, la ragazza era un po' più grande e non era una violinista. La persona in questione, che è stata curata e ha riacquistato la vista, ha voluto rimanere anonima perciò mi sembra corretto seguire la sua volontà.

Quali altri elementi del film sono tratti dalla storia vera di Rita Levi Montalcini?

Il Professor Giuseppe Levi, interpretato da Franco Castellano e i personaggi interpretati da Maurizio Donadoni (Il Professor Poli – Richeter), Luca Angeletti (Franco) ed Ernesto D'Argenio (Lamberti) sono realmente esistiti e alcuni di loro sono vivi e vegeti. Hanno dato il loro contributo al film ma hanno voluto che venissero cambiati i loro nomi per privacy. Inoltre, di verissimo c'è che Rita Levi Montalcini regalò un appartamento al suo collaboratore, per permettergli di raggiungere il CNR più velocemente. Vive ancora lì. Poi per quanto riguarda la vittoria del Premio Nobel, nel film ci sono delle immagini di repertorio.

È vero che si è sottoposta a un processo di invecchiamento lungo ben 4 ore?

No, no non è vero. In realtà, sono state due ore e mezza. Nel caso di Rita Levi Montalcini, non potevamo ricorrere al trucco prostetico perché era molto magra quindi bisognava togliere e scavare. Per questo si è fatto un invecchiamento sul mio viso. Volevano che io la ricordassi, ma che si vedesse che sotto c'ero io a interpretarla. Non volevamo fare ‘Tale e quale show'. Quindi hanno tirato la pelle, messo un particolare lattice e la cipria. Poi si fa come se si volesse accartocciare la pelle e si creano delle rughe quasi naturali. Infine, va fatto un lavoro per colorare e accentuare le macchie sul viso.

Ha lavorato anche con Emanuela Aureli. È pronta per Tale e Quale Show?

In tre serate, Emanuela Aureli mi ha insegnato come fare Rita Levi Montalcini. Tale e Quale Show? Ma neanche sotto tortura, io sono una pippa terribile a cantare. A Tale e Quale potrei andare come giurata, ma come concorrente no perché mi vergogno a cantare. Ci sono quelli bravi, lasciamo che lo facciano loro.

Attualmente è impegnata sul set di Che Dio ci aiuti, a che punto sono le riprese?

Non riesco a liberarmi di Suor Angela (ride, ndr). Finiremo a fine febbraio sempre che non ci fermino prima. Siamo come in trincea, sotto i colpi del Covid. Ogni tanto qualcuno viene colpito e quindi ti fermi e tutti rifanno i tamponi. È un po' stressante, per fortuna c'è Valeria Fabrizi e queste ragazze così simpatiche come Francesca Chillemi e Diana Del Bufalo, che alleggeriscono sempre l'atmosfera.

Anche lei è tra gli italiani che hanno dovuto fare i conti con il Covid.

Sì, erano i primi di marzo. Ho fatto i conti con il Covid senza avere la certezza di averlo, perché all'epoca non c'era la possibilità di fare tutti questi tamponi. Chi se lo beccava in una forma paucisintomatica come è capitato a me, chiamava i medici che ti dicevano: "Prendi la tachipirina, gli ospedali sono intasati".
Ero piena di dolori alle ossa. Non ho mai perso il gusto e l'olfatto per questo non avevo la certezza che fosse Covid. Poi quando ho fatto il sierologico a giugno, l'ho saputo.