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Elena Santarelli a Domenica In: “Mio figlio mi ha chiesto se rischiava di morire”

Elena Santarelli è stata invitata da Mara Venier nel salotto di Domenica In, per parlare dell’uscita del suo libro “Una mamma lo sa”. La showgirl ha voluto raccontare la sua storia, l’esperienza del figlio che ha dovuto combattere con un tumore cerebrale, da cui è guarito a maggi di quest’anno. La modella di Latina ripercorre i momenti salienti di questo viaggio difficile e commovente.
A cura di Ilaria Costabile
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Ospite della puntata di Domenica In, del 20 ottobre 2019, è stata Elena Santarelli. Intervistata da Mara Venier, la showgirl ha parlato del suo libro "Una mamma lo sa" che da martedì 22 ottobre sarà in tutte le librerie, pubblicato da Mondadori. In queste pagine è raccontata la dolorosa esperienza della malattia del piccolo Giacomo.

Elena Santarelli presenta il suo libro

Abbiamo imparato a vedere Elena Santarelli in una veste diversa da quella prettamente televisiva, ne abbiamo apprezzato la forza, la determinazione, la fragilità con cui ha dovuto convivere negli anni in cui ha dovuto affrontare, insieme alla sua famiglia, la battaglia contro il tumore celebrale di suo figlio maggiore, Giacomo. Una esperienza dolorosa, che ha cambiato letteralmente la vita della modella di Latina, una lotta che da maggio di quest'anno sembra essersi conclusa nel migliore dei modi e che la Santarelli ha deciso di raccontare in un libro "Una mamma lo sa", che sarà presentato a Milano e a Roma, ad inizio della prossima settimana. Ed è proprio il libro il punto di partenza della lunga e toccante chiacchierata consumatasi negli Studi Rai Fabrizio Frizzi:

Ci sono due motivi per cui ho deciso di scrivere questo libro: uno è perché in questo modo, con il ricavato posso aiutare la ricerca, l'associazione. Poi avevo bisogno di fare capire alle persone che cosa ho provato, anche per far capire cosa davvero ho vissuto, soprattutto contro quegli haters che mi hanno giudicato così facilmente, perché andavo a lavoro, facevo le foto da modella tutti hanno detto qualcosa. Quella è la second life, quella raccontata nel libro è la vita vera.

L'operazione del piccolo Giacomo

Parlare della malattia di suo figlio non è stato, e tuttora non è semplice. I momenti che ha vissuto nel ritornarle in mente, non possono non provocare una grande commozione, nel ricordare gli istanti prima dell'intervento in sala operatoria, durante il quale il pensiero di poter perdere per sempre il suo bambino era devastante, la paura le si leggeva in volto, come racconta lei stessa parlando del momento che ha preceduto l'intervento del piccolo Giacomo:

Quando il 6 dicembre Giacomo è stato operato, è stato un intervento lungo 14 ore. Nell’attesa, ho ascoltato varie canzoni, tra quelle che mi sono capitate a caso, ho pensato che questa cazone, Leave a Light on, che dice "lascerò una luce accesa" fosse un segno. Avevo preso delle gocce per tranquillizzarmi, venivo dai 5 giorni precedenti senza aver mangiato e senza aver dormito. Ho consegnato mio figlio in sala operatoria, ma non sapevo come sarebbe uscito o sei lo avrei rivisto. Lui mi ha detto nella sala d’attesa, in sala operatoria e lui mi ha tirato giù. “Mamma posso morire con questo intervento?”. Non ne avevamo mai parlato e io ho detto "No Giacomo, ma che dici, l'intervento durerà un'ora, sarà velocissimo". Qualche settimana dopo mi ha detto "Mamma io lo sapevo che avevi paura, ti tremava il labbro e avevi le mani sudate e bagnate". Non si può nascondere nulla.

In momenti di grande dolore come questo, nonostante una coppia sia ben salda, è possibile che ci si possa allontanare. Vivere una condizione così incerta metterebbe a dura prova qualsiasi coppia, e anche il rapporto con Bernardo Corradi, infatti, ne ha risentito come racconta su incitazione di Mara Venier: "Ci sono stati momenti di tensione sì, sono passati velocemente, alla basa c’è un grande amore. Io quando lo guardo la mattina ringrazio Dio, sono grata per avere un uomo così gentile, romantico che c’è sempre. Lui mi ha detti "Tu sei quella che porterò in sala parto perché sarai la madre dei miei figli". 

La notizia della guarigione

Da maggio, dopo interventi, cure e tanta sofferenza il bambino si è finalmente ripreso: "So che non dormirò mai più serena al 100 per cento, ma sono contenta di vedere Giacomo che sta recuperando forze, chili, energie" afferma la showgirl. Anche parlare dei momenti immediatamente successivi all'arrivo della notizia della guarigione non è facile per Elena Santarelli che si mostra davanti alle telecamere più distesa, ma emotivamente provata dall'immensa tensione che in questi mesi si è accumulata nella sua vita, una tensione che sta sciogliendo portando avanti una terapia, che possa aiutarla a superare quello che a tutti gli effetti è stato un trauma:

La mia dottoressa, Angela Mastroruzzi, mi ha chiamata, era il 10 maggio, io stavo nella mia macchinina a fare 200mila cose come mio solito, accosto nella corsia di emergenza per rispondere. Avevamo fatto tanti esami nei giorni precedenti,  quindi sapevo che avrei dovuto avere questa telefonata: "Elena ti devo dire una cosa molto bella, Giacomo è guarito non c’è più niente, è in follow up, da seguirà un momento di controlli". Non sono scoppiata a piangere, sai aspetti quella telefonata, la aspetti e la immagini nella tua testa, ma quando arriva non sai cosa fare. Da quando sono terminate le terapie di Giacomo, in ospedale sto andando di meno. Sto seguendo una terapia che dovrebbe farmi metabolizzare il dramma, si chiama MDR. Tornerò in ospedale quando mi sentirò pronta. Ci sono persone che per me si occupano di queste richieste, in questo momento non sono in grado di dare la forza che meritano.

La Santarelli continua a raccontare il periodo successivo alla notizia che più di tutte sperava sarebbe arrivata da un momento all'altro. Senza nemmeno organizzarsi, l'istinto è stato quello di partire, di accontentare Giacomo che, dopo tanta sofferenza finalmente poteva liberarsi e vivere serenamente, quindi, tutti e tre insieme sono partiti: "Siamo andati solo noi 3, il viaggio lo abbiamo fatto io, mio marito e Giacomo ed era giusto festeggiare nel luogo in cui ci aveva chiesto di portarlo, a New York, siamo andati e siamo partiti, in fretta e furia. Non ho portato mia figlia con me, perché era una cosa che dovevamo viverci noi 3. Quando tutto è iniziato lei era piccola due anni fa, non si rendeva conto di nulla. 

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