Diletta Leotta è la protagonista, suo malgrado, della serata del 27 marzo grazie a “Striscia la Notizia”. Il programma satirico ideato da Antonio Ricci e condotto da Ficarra e Picone, ha raggiunto la bombastica giornalista sportiva tramite il suo storico inviato Valerio Staffelli per onorarla di un doppio tapiro d’oro.

Un doppio tapiro per Dazn

Proprio così, non è da tutti e per tutti ricevere un doppio tapiro in una volta sola, ma vista l’evenienza proprio non si poteva fare diversamente. La conduttrice ha infatti ricevuto il primo tapiro d’oro per la condanna dell’Antitrust al “suo” Dazn. Una multa di 500mila euro per pubblicità e informazioni ingannevoli. Il secondo tapiro, a sorpresa, è stato consegnato “pixellato” in riferimento ai problemi di ricezione di Dazn che hanno tanto fatto inviperire i telespettatori.

Il siparietto tra i due

Valerio Staffelli e Diletta Leotta hanno dato vita a un simpatico siparietto. Così, quando Valerio Staffelli ha chiesto a Diletta Leotta: “Toglieranno soldi dal suo stipendio per pagare questa sanzione?”, la Leotta ha così replicato: “Non lo so, ma non credo” aggiungendo che forse dovrebbe cambiare destinatario: “Dovrebbe andare nella sede Dazn di Londra a consegnare il Tapiro”. E subito dopo, Staffelli le consegna un Tapiro “pixellato” per i famosi problemi di ricezione: “È stata una problematica iniziale, ora si vede benissimo!”.

La multa a Dazn

Dazn è stata multata per pubblicità e informazioni ingannevoli per aver presentato il pacchetto Calcio 2018/19. Secondo il garante, le due società che controllano Dazn,  Perform Investment Limited e Perform Media Services S.r.l., hanno utilizzato nell'attività promozionale messaggi pubblicitari attraverso cui veniva enfatizzata la possibilità di fruizione del servizio "quando vuoi, dove vuoi", senza fare alcun riferimento alle limitazioni tecniche in cui i clienti potevano imbattersi come in effetti poi avvenuto in molte occasioni . L'Autorità ha, inoltre, ha accertato anche una modalità ingannevole di adesione al servizio. Dazn infatti prometteva al consumatore di poter fruire di un mese di prova gratuito con la precisazione che la registrazione non avrebbe implicato la sottoscrizione di un contratto di abbonamento. In realtà al termine del periodo gratuito, senza disdetta, scattava l'addebito automatico dei costi mensili come un vero e proprio abbonamento.