Il western torna sul piccolo schermo, con una nuova serie tv ispirata a un grande classico del genere, "Django". Il progetto è ambizioso e decisamente interessante: si tratta di una nuova serie originale di Sky e Canal +, in dieci episodi, girata in inglese ma dove gli italiani giocano un ruolo cruciale. Producono Cattleya e la francese Atlantique Productions, scrivono gli sceneggiatori di "Gomorra – La serie" Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli anche curatori del soggetto con Francesco Cenni e Michele Pellegrini. Due episodi sono scritti da Max Hurwitz ("ZeroZeroZero", "Manhunt"). Francesca Comencini è direttrice artistica e regista di alcuni episodi: sarà dunque una delle pochissime cineaste italiane a dirigere un western (ci fu il caso della mitica Lina Wertmuller che co-diresse "Il mio corpo per un poker", con lo pseudonimo George Brown).

Matthias Schoenaerts sarà Django, la trama della serie

Nei panni del protagonista, troviamo l'attore tedesco Matthias Schoenaerts, noto per "Black Book", "Un sapore di ruggine e ossa", "A Bigger Splash", "The Old Guard". La storia si ambienta nel selvaggio west a cavallo fra 1860 e 1870. Sarah e John hanno fondato New Babylon, una città di emarginati aperta a uomini e donne di ogni razza, ceto e religione. Vi arriva Django, che cerca la figlia sopravvissuta allo sterminio della sua famiglia otto anni prima. La trova proprio a New Babylon, in procinto di sposare John. Sarah vuole che Django se ne vada ma lui non è disposto a perderla ed è convinto che la città sia in pericolo. Queste le parole della Comencini:

Questo progetto mi ha catturata, anche grazie a personaggi femminili estremamente forti. "Django" offre un nuovo punto di vista sull'idea di mascolinità nel genere western. Una storia universale che celebra la diversità e le minoranze.

L'originale di Corbucci con Franco Nero

Vediamo quindi all'originale, cui la serie si ispira molto liberamente. Non si tratta di "Django Unchained" di Quentin Tarantino, bensì di "Django" di Sergio Corbucci del 1966, cui il film di Tarantino ha reso omaggio. Pietra miliare del western all'italiana, sconvolse il pubblico per la sua violenza efferata, all'epoca inusuale, e lanciò Franco Nero nel ruolo di uno degli antieroi del nostro cinema. Resta celebre per alcune scene di culto, come l'inizio in cui Django entra in scena trascinando una bara o la sequenza choc dell'orecchio mozzato, e per la splendida colonna sonora di Luis Bacalov, con la canzone cantata da Rocky Roberts. Il successo fu tale che uscirono una lunga lista di sequel apocrifi (che avevano in comune solo il nome del protagonista) e un unico seguito ufficiale del 1987, "Django 2 – Il grande ritorno". Oltre al tributo di Tarantino, dove Franco Nero ha un ruolo cameo, si ricorda anche la rivisitazione in chiave giapponese "Sukiyaki Western Django" di Takashi Miike, con lo stesso Quentin tra i protagonisti.