Da oggi possiamo dire di conoscere Mina un po' di più. Per questo dobbiamo ringraziare Pino Strabioli e la sua squadra di lavoro, capaci di confezionare "In Arte Mina", uno speciale che oltre ad arrivare in tempo utilissimo per favorire il corteggiamento della Rai alla voce italiana più bella di sempre per un suo improbabile, ma non impossibile, ritorno, ci restituisce con grande fedeltà i tratti e il carattere di un'artista senza precedenti e senza eredi.

Il documentario vanta la partecipazione di persone vicine alla tigre di Cremona (il figlio Massimiliano Pani, i professionisti che curano la sua immagine da quando ha abbandonato le scene), persone che hanno avuto la fortuna di incontrarla come Fiorello, grandi voci della nostra musica come Giorgia, oltre che di intellettuali ed esperti di costume capaci di spiegare l'enorme fenomeno mediatico generato da Mina. Un prodotto che si prende la responsabilità di affrontare il mito evitando abilmente il rischio di fossilizzarsi sulla morbosa curiosità di sapere cosa faccia Mina oggi, come sia diventata. Ma allo stesso tempo "In Arte Mina", ripercorrendo le varie stagioni della carriera sino all‘addio alle scene del '78, non si tira indietro dal provare a capire e spiegare la sua scelta di sparire completamente, ritirandosi.

Così il programma cerca la sua chiave per raccontare, con consapevolezza, una vera icona, un patrimonio della musica non solo italiana, ma internazionale.

Impossibile non riconoscere a Strabioli il merito di essersi ritagliato uno spazio importante nella nuova Rai3, quella diretta da Stefano Coletta, che da più di due anni sta ritrovando l'identità smarrita. L'operazione di "In Arte Mina" è la naturale evoluzione di "Grazie dei fiori", programma delizioso con cui da due anni racconta i cambiamenti del Paese attraverso la musica del Festival di Sanremo (e non solo). I suoi programmi stanno saggiamente battendo una strada che caratterizza questa era televisiva, quella che valorizza gli archivi, li riscopre e li riassembla, contribuendo all'importante opera di divulgazione che la Rai ha realizzato in questi ultimi anni con la "riscoperta" del proprio patrimonio audiovisivo, le teche.

Anche lo stile di Strabioli lascia il segno. Il conduttore non vuole essere uno storyteller tradizionale, è un appassionato, un cultore nel vero senso della parola delle cose di cui parla. Lavora per sottrazione di se stesso, lascia parlare gli altri e permette al pubblico di capire e rievocare, accompagnandolo per mano. Lunga vita a Pino Strabioli.