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Com’è Il Cacciatore 2: la metamorfosi di Saverio Barone e il “limite” delle storie di mafia

La prima recensione (senza spoiler) della seconda stagione de Il Cacciatore, che arriva su Rai2 da mercoledì 19 febbraio. La serie diretta da Davide Marengo con Francesco Montanari nel ruolo di protagonista, riparte da dove era rimasta, la disperata ricerca del piccolo Giuseppe Di Matteo, con Giovanni Brusca nel ruolo di antagonista definitivo. Una serie di grande impatto, con un solo limite: trattare temi e ambientazioni saturate dalla fiction italiana.
A cura di Andrea Parrella
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La seconda stagione de Il Cacciatore arriverà su Rai2 da mercoledì 19 febbraio, in prima serata. Prosegue la parabola di Saverio Barone, il magistrato interpretato da Francesco Montanari, alla caccia degli esponenti di spicco della mafia siciliana. La serie, prodotta da Crosso Productions – Beta Film in collaborazione con Rai Fiction, fa seguito alla prima stagione, in cui avevamo imparato a conoscere questo personaggio soprattutto attraverso l'abnegazione quasi insana con cui percepiva il proprio ruolo di magistrato. Una forma di ostinazione che è la chiave del suo talento, ma che gli procura grandi problemi, nella vita personale e famigliare e nei rapporti. L'ossessione di Barone e del pool è quella di trovare il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia rapito da Giovanni Brusca.

Il cacciatore 2, i primi due episodi in anteprima

E da qui riparte Il Cacciatore 2, con Barone e Carlo Mazza (Francesco Foti) che lavorano spalla a spalla per salvare il ragazzo ormai sparito da più di due anni. Ma nei primi due episodi della nuova stagione si intuisce subito un'inversione di tendenza nel carattere del protagonista, che pur rimanendo coinvolto a fondo nella vicenda, sembra aver compreso l'importanza di un approccio più misurato al lavoro, la necessità di trovare un punto di mediazione tra gli impulsi istintivi e la ragione. Metamorfosi dettata dalla scrittura della serie e dalla regia di Davide Marengo, oltre che dall'interpretazione di Montanari, che regala ad un personaggio fino ad ora apparentemente inscalfibile questa nuova sfumatura intima.

Finita l'era di Leoluca Bagarella (David Coco), arrestato nel finale della prima stagione, le ricerche del pool antimafia di cui fa parte Barone sono concentrate su Giovanni Brusca (Edoardo Pesce). C'è la consapevolezza che catturare lui significherebbe, con ogni probabilità, arrivare al bambino, ormai vicino a compiere 15 anni. Ma mentre l'impeto emotivo di Barone va mitigandosi, più inquieto è proprio il personaggio di Carlo Mazza, il quale ha promesso di lasciare l'antimafia una volta catturate le persone responsabili dell'omicidio Falcone, di cui lui era collega e amico. Brusca è l'ultimo di questa lista. Al dualismo Stato-mafia si somma un elemento, che in questi primi due episodi ha caratteri ancora sfumati, attraverso cui si intuisce l'interferenza di pezzi dello Stato e delle forze dell'ordine nella lotta alla mafia stessa.

La recensione delle prime due puntate de Il Cacciatore 2

Queste le coordinate dei primi due episodi de Il Cacciatore 2, con le forze dell'ordine che arrivano a un passo dalla cattura di Brusca e dall'avere maggiori informazioni sul luogo dove viene tenuto nascosto Di Matteo rapito. Si resta coinvolti nelle sorti di questo ragazzo e risiede qui, con ogni probabilità, la forza del racconto e la credibilità di questa serie che mescola fatti realmente accaduti a finzione: indurci a sperare che le cose possano andare diversamente. Basta digitare su Google il nome di Giuseppe Di Matteo per sapere come sia andata a finire la sua storia, eppure la narrazione ci spinge a confidare nel fatto che la serie plasmi è modifichi la storia.

Il Cacciatore è un prodotto di qualità indiscussa, si è aggiunta a quella generazione di serie Tv (per fare due esempi ci sono anche Rocco Schiavone, La Porta Rossa) che ha avvicinato il linguaggio seriale della Rai agli agognati standard internazionali. Paga certamente lo scotto di raccontare temi e ambientazioni che, pur essendo cruciali per la storia di questo paese, sono stati vittime di un processo di affollamento e saturazione negli anni, vista la controversa fascinazione che le storie di mafia hanno suscitato per anni, prima di lasciare spazio ad altri contesti geografico-malavitosi, soprattutto quello camorristico. Un fattore, questo, che rischia di marginalizzare un titolo importante che ha l'ambizione di esplorare gli uomini prima dei fatti storici di cui sono stati protagonisti, andando oltre quell'asettica separazione tra bene e male che per troppo tempo ha rappresentato un limite per la serialità italiana.

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