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Ci manca l’ispettore Coliandro, Minchia!

Rai Premium a primo impatto invoglia ad elogiare la Rai, almeno perché si impegna a difendere i prodotti fatti in casa. Ma dalla programmazione si capisce che c’è ben poco da difendere: manca, alla base un contenuto di qualità come “L’ispettore Coliandro”, accantonato per mancanza di fondi.
A cura di Andrea Parrella
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ispettore coliandro

A guardare la programmazione giornaliera di Rai Premium si intuisce all'istante che questa rete potrebbe essere molto meglio di quel che è. Alla base Rai Premium, così come è concepito, è un canale di tutto rispetto, ma negli effetti, nei risultati, cioè nella sua programmazione, è una summa di ciò che l'azienda pubblica è da molto tempo a questa parte.

Michele Santoro proponendosi come direttore generale della Rai, in accoppiata a Carlo Freccero, diceva dell'esigenza di mettere gli autori al centro di una televisione e di non lasciarli marcire in posizione marginale, come topi da laboratorio. E' una sacrosanta verità. E gli autori sono, al pari degli sceneggiatori, l'unico rifugio sicuro di una tv che meriti questo appellativo. Se David Letterman va in onda da quasi vent'anni con una tale frequenza (Rai 5 lo trasmette sottotitolato ed è un bel vedere) è principalmente grazie ai suoi autori, permeati nello spirito del programma. Se in America producono la serialità a noi ben nota, a livelli cinematografici, è perché gli sceneggiatori hanno un peso fondamentale, tale da poter bloccare, come accadde nel 2008, buona parte delle produzioni d'oltreoceano con un mega sciopero.

Così Rai Premium, cartina tornasole della nostra serialità e quindi del disinteresse che l'azienda Rai applica nei confronti degli elementi basilari per la creazione di una fiction: le idee, la scrittura, la raffinatezza della scrittura stessa. Poi la regia e la scelta degli interpreti, che sono passaggi successivi. Dal mattino alla sera Premium è un trionfo di Medici in famiglia, di Sebastiani Somma e suoi derivati (con tutto il rispetto per Sebastiano Somma, che però non pare venga troppo rispettato come attore, visto quel che gli propongono). L'unica luce flebile la alimenta Ivan Cotroneo abbinato alla regia di Riccardo Milani con Tutti pazzi per amore. Nonostante il calo qualitativo delle serie successive alla prima, la Rai difende a spada tratta questo prodotto mandandolo in onda con una frequenza strepitosa.

Ma ci manca Coliandro. Clamorosamente, salvo qualche passaggio alternato su Rai Due, l'ispettore nato dalla penna di Carlo Lucarelli viene sostanzialmente bistrattato. Non c'è scusa che tenga, nel complesso è un agglomerato di tutti quei fattori sopra elencati: un romanziere l'ha scritto, due veri registi (Manetti Bros), che non sono solo mestieranti ma hanno pure delle idee, l'hanno diretto. Improvvisamente la Rai ha fatto sì da bloccare la serie per mancanza di fondi, trattandola per altro come un tappabuchi, anziché capire che dovesse andare in onda in orari consoni ad un pubblico più giovane, non il venerdì sera. L'ispettore Coliandro, interpretato da Giampaolo Morelli, non è (era) un capolavoro, ma una cosa fatta con la dovuta grazia e in maniera estremamente intelligente, tale da rivolgersi ad un ampio pubblico, esteso sia in senso anagrafico che culturale.

E' stato capace di generare perfino un movimento attivissimo sul web, quando qualche anno fa i telespettatori fedelissimi, pur di evitare il decesso della serie, si prodigarono nell'esilarante invio di migliaia di buste postali piene di coriandoli indirizzate agli uffici Rai (non fa ridere se non si sa che Coliandro, nella serie, viene spesso chiamato Coriandolo). Non è un capolavoro si diceva, ma viene innalzato a tale perché è una mosca bianca, un oggetto raro di cui Rai Fiction, salvo attimi di lungimiranza, si è quasi totalmente scordata. In alternativa, auguriamoci almeno che la Rai, almeno ogni tanto, si faccia prendere dalla follia di pensare a qualcosa di altrettanto intelligente.

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