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30 Settembre 2016
23:36

“Candy Candy” compie 40 anni, buon compleanno alla dolce orfanella dai capelli d’oro

Il 1 ottobre del 1976 andava in onda per la prima volta l’indimenticabile cartone giapponese “Candy Candy”, la storia della bionda orfanella crocerossina, creata dalla fantasia della scrittrice Kyoko Mizuki. Un bel racconto di formazione (con annesso un incredibile numero di disgrazie sentimentali) che ha segnato indelebilmente l’infanzia delle bambine degli anni Ottanta.
A cura di Valeria Morini
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Il 1 ottobre del 1976 andava in onda per la prima volta "Candy Candy", cartone animato giapponese che per i successivi anni avrebbe segnato indelebilmente l'infanzia di tante bambine. Non sarebbe insensato dire che la serie (quanto a successo e affetto da parte del pubblico) ha avuto la medesima importanza nelle piccole spettatrici dell'epoca che ebbe "Ken il guerriero" per i maschietti: con il suo incredibile corollario di tragedie esistenziali e sentimentali, la complicata vicenda della dolcissima e sfortunata Candy non è altro che un grande racconto di formazione, che si rifà a modelli decisamente ambiziosi come le storie delle eroine della letteratura classica (da "Orgoglio e pregiudizio" a "Jane Eyre"), la tradizione del romanzo d'appendice, la favola di Cenerentola, i drammi di William Shakespeare. La storia dell'orfanella crocerossina dai riccioli d'oro era in realtà partita in realtà nel 1975, con il romanzo della scrittrice Kyoko Mizuki e l'omonimo manga disegnato dall'illustratrice Yumiko Igarashi. Fu però l'anno dopo che Toei Animation trasmise la serie, in onda in Italia dal 1980.

La trama di "Candy Candy"

La vicenda di "Candy Candy", raccontata in 115 episodi, si apre ai primi dei Novecento in Scozia: la protagonista è una bambina che cresce nell'orfanotrofio religioso detto la Casa di Pony, sotto l'egida di Miss Pony e Suor Maria e insieme all'inseparabile amica Annie. Divenuta adolescente, Candy viene adottata dai facoltosi Legan, da cui viene ridotta a cameriera, oltre che maltrattata dai perfidi coetanei Neal e Iriza. La ragazza trova però rifugio presso gli Andrew: nella sua nuova famiglia, la attendono la forte amicizia dei fratelli Archie e Stear e l'amore del cugino Anthony, disgraziatamente destinato a una morte prematura. Trasferitasi a Londra per studiare in un prestigioso collegio, Candy inizia una nuova  – tormentatissima – storia d'amore con l'affascinante Terence e decide successivamente di diventare infermiera. Mentre l'Europa è travolta dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Candy riesce a realizzare il suo sogno negli Stati Uniti, ma guai e drammi sono tutt'altro che finiti.

Il doppio finale: la versione originale e quella italiana

A dir poco incredibile è la storia del finale della serie. Nella versione originale, Candy è costretta a lasciare Terence e trova la felicità tra le braccia dell'amico Albert, che non è altri che il suo misterioso benefattore conosciuto come "zio William". Le fan italiane facevano però il tifo per Terence: ecco perché Fininvest decise di stravolgere completamente la conclusione, modificando il montaggio in modo che la protagonista e il bel tenebroso tornassero insieme. Non meno curiosa è la vicenda della lite tra Kyoko Mizuki e Yumiko Igarashi nel 1997, a causa della quale "Candy Candy" da allora non può essere più trasmessa su nessun canale televisivo.

Le sigle di "Candy Candy"

Come accade spesso per i cartoni giapponesi trasmessi in Italia negli anni Ottanta, anche "Candy Candy" ha avuto due sigle. La prima, "Candy Candy" (musica di Mike Fraiser e Bruno Tibaldi, arrangiamento di Douglas Meakin e testo di Lucio Machiarella) venne cantata dai Rocking Horse e vendette oltre 500 mila copie. Nella seconda del 1989, "Dolce Candy" (musica e arrangiamento di Carmelo Carucci, testo di Alessandra Valeri Manera), si sente immancabilmente la voce di Cristina D'Avena.

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