“Sopravvivere in un mondo dominato dai morti significa sconfiggere la morte, e non solo in senso figurato”. Sul perché gli zombie sono così famosi in questa decade, una risposta esaustiva la fornisce Chiara Poli, “maniaca seriale”, presto fuori con un nuovo libro su una delle sue più grandi passioni, The Walking Dead, in tempo per godersi la sesta stagione, in onda dal 12 ottobre su Fox.  “C’è solo un leader – Anatomia della serie tv The Walking Dead” (pagg. 304, euro 13.90) è in uscita il 25 settembre per la collana “saldaPress – Visioni” edita dalla casa emiliana a cui dobbiamo la pubblicazione in Italia dei fumetti di Robert Kirkman. Si tratta del primo saggio approfondito sulla serie che ha rinvigorito e lanciato le carriere di Andrew Lincoln, il nostro amato leader Rick, e Norman Reedus, il tenebroso Daryl. Chiara Poli, tra le migliori giornaliste specializzate in serie tv, traccia la struttura della serie, analizza gli archetipi dei personaggi, confronta il fumetto con la serie e prova a rispondere alla domanda più importante e attuale (che è poi quella che la stessa serie rivolge): come cambia l’umanità, quando fuori va tutto a rotoli?

Dopo una prima parte più tecnica, il lettore può abbandonarsi nelle piacevoli recensioni di Chiara lungo le cinque stagioni, facendo il pieno di riferimenti “a lato”. Non un manuale di “istruzioni per l’uso”, ma un valido alleato per rileggere la serie e cogliere aspetti lasciati lungo la strada, puntata dopo puntata, che il lettore sia un “binge-watcher” o un fedelissimo da palinsesto. Il lavoro di Chiara, oltre all’analisi della struttura e alle recensioni per episodio delle cinque stagioni, si conclude con una terza parte che sarà forse la più gradita al “divoratore seriale”, dal titolo “Nuovi punti di vista”. In un paragrafo tutto dedicato a quelli che lei chiama “lentisti”, l’autrice smonta le critiche maggiori che arrivano all’indirizzo della serie: narrazione lenta, noiosa e momenti di azioni ridotti all’osso. Scrive Chiara

I “lentisti” non comprendono che The Walking Dead non è una “storia di zombie”. È molto, molto più complessa di questo. Mostra l’evoluzione di personalità ordinarie in circostanze straordinarie. Simboleggia la volontà di sopravvivere a qualunque costo per alcuni, e a certe condizioni per altri. Identifica il bisogno dell’uomo di trovare dei punti di riferimento, soprattutto in situazioni disperate.

E “Amen”. Con il libro condivido personalmente l’accettazione del fatto che dietro a questa rinvigorita passione per gli zombie, che dal fumetto e dalla serie (che con “Fear The Walking Dead” ha raddoppiato la sua presenza in tv, e che numeri!) parte per fare un giro lunghissimo di eventi dedicati, talvolta scimmiottati, tra vacanze a tema, flash mob e merchandising di ogni tipo, ci sia un unico fattore che tiene tutti insieme, e no, non è per “papà Romero”: si tratta proprio di The Walking Dead. Robert Kirkman ha portato gli zombie ad un livello superiore, li ha fatti diventare oggetto di discussione e occasione di confronto – lo scrive Chiara –  su “impressioni e teorie per tutta la settimana”. Un esercizio che allunga il piacere di vivere le emozioni della serialità televisiva. Perché “sotto la superficie di un’apocalisse zombie” bisogna “trovare i valori che mette in discussione”. Meraviglioso. Come cambia l'uomo quando il mondo è pieno di zombie, quali sono i valori da tenere stretti, quali quelli che inevitabilmente si lasciano indietro. Risposte che non sono così scontate.