Vittima di bullismo perché affetto dalla sindrome di Treacher Collins. È la storia di Raffaele Capperi, arrivato a Tu sì que vales nella puntata andata in onda il 17 ottobre per lanciare un messaggio sociale importante che vada in direzione opposta alla cattiverie cui è stato sottoposto per anni. “Mi chiamo Raffaele Capperi, sono qui per raccontarvi la mia storia perché possa essere d’esempio a tutti voi e dare forza e coraggio alle persone che si trovano nella mia condizione”, ha raccontando salendo sul palco di fronte ai giudici.

Il monologo di Raffaele contro il bullismo

Sono nato con la sindrome di Treacher Collins, una malattia che provoca malformazione al viso, problemi di respirazione e udito ma non mina l’attività cerebrale. Forse molte persone conoscono questa malattia per avere visto il film Wonder il cui protagonista nasce con questa sindrome e a scuola subisce feroci attacchi di bullismo e di scherno a causa del suo aspetto”, racconta l’uomo rivolto ai giudici mentre il pubblico resta in silenzio, rapito dalla sua storia:

Ho subito tante operazioni di ricostruzione del volto. Fino a 19 anni sono stato quasi del tutto sordo e adesso sento grazie a un apparecchio acustico. Invece la voce mi è rimasta nasale ma me ne sono fatti una ragione. Da bambino pensavo che sarei riuscito ad avere un aspetto simile a quello degli altri bambini in breve tempo. Invece ci sono voluti molti anni e molti interventi chirurgici per diventare come sono adesso. La mia famiglia mi ha fatto operare da piccolo, non per com’ero ma per permettermi di vivere una vita più serena. Li ringrazierò a vita perché mi hanno trasmesso solo amore. Purtroppo non tutti i bambini hanno avuto la stessa fortuna. Il mondo è stato cattivo con me. Fin da bambino il mio aspetto ha generato reazioni esagerate e di disprezzo. Ho pianto in silenzio per non pesare sui miei genitori. Inizio diverse scuole ma le difficoltà erano troppe per poter stare al passo degli altri e in più non ci sentivo. Sono stato preso in giro da coetanei e adulti. Il bullismo mi ha fatto male, mi sentivo disprezzato. Non sapevo davvero cosa fare per non essere visto. Mi hanno chiamato mostro e alieno, ridendo alle mie spalle. Ma perché tutto questo? Dopo tanti anni di vita passata a nascondermi, ho avuto il coraggio di mostrare il mio viso sui social. Ed è proprio lì che ho ricevuto gli attacchi più terribili. Oggi sono qui perché vorrei riuscire a dire basta al bullismo. Nessuno dovrebbe accanirsi contro chi ha il coraggio di mostrare la propria diversità. Siate gentili.

Maria De Filippi: “I bulli non meritano quello che hai sofferto”

Maria De Filippi, al pari dei colleghi giudici, è apparsa profondamente colpita dal monologo di Raffaele e lo ha invitato ad andare avanti nonostante i giudizi impietosi espressi con cattiveria da chi non ha tenuto conto del coraggio di questo ragazzo:

Dai una bella lezione di vita e di comportamento. Termini con “siate gentili”. La trasmissione andrà in onda e sui social qualcuno ancora qualcosa scriverà. Tu devi imparare a fottertene perché non sempre la gente capisce. Quelli che ti scrivono e che ti insultano, se riesci a fregartene, l’insulto loro rimbalza. Non potrai mai combattere contro l’ignoranza. Devi semplicemente capirla e giudicarla come tale. Sennò passi un’inutile sofferenza. È qualcosa di cui te ne devi fregare, non devi fartene un dramma. Quando ti insultano, non leggerli. Una volta la patente della scrittura veniva data solo a chi sapeva scrivere, adesso ce l’hanno tutti. Può essere una bellissima cosa e una bruttissima cosa. Spesso chi scrive cattiverie non se ne rende conto. Magari scrive “sei un gran cesso” e non si rende conto che una frase del genere provoca un effetto in chi la riceve. Non meritano quello che hai sofferto. Vai a testa alta. Quando scrivono manco si accorgono. Chiudono il cellulare e se ne dimenticano, e tu stai lì a pensarci.