"Bruno Vespa e Fabio Fazio guadagnano troppo, la Rai intervenga!". Questo è solo uno dei tanti commenti che spesso leggiamo sui social network contro i due conduttori, fiore all'occhiello dell'infotainment e dell'approfondimento politico e non della Rai. Un commento che li riassume tutti e che è figlio di una strategia elettorale portata avanti soprattutto dal Movimento Cinquestelle, che da tempo prova a fare la crociata contro Vespa e Fazio. Ultimo in ordine di apparizione, è stato il post di Alessandro Di Battista su Facebook: "È giunto il tempo di una sforbiciata senza precedenti dei costi della politica e non solo. Qua i sacrifici li fanno tutti tranne i politici o i conduttori RAI pagati con denaro pubblico che sono giornalisti, ma non hanno contratti da giornalisti".

Il riferimento di Alessandro Di Battista a Bruno Vespa e Fabio Fazio si fa più chiaro quando li cita nell'elenco delle cose che "questo Governo ha la possibilità di fare": "Adeguamento dei contratti di Fazio e Vespa. Sono giornalisti e guadagnino come loro (massimo 240.000 euro lordi all'anno)". Ad Alessandro Di Battista però sfugge un punto fondamentale: mette sullo stesso piano un giornalista-conduttore cui il contratto è già scaduto, cioè Bruno Vespa, con uno al quale il contratto scadrà solo tra due anni (e qualche mese), ovvero Fabio Fazio.

La Rai a trazione sovranista-pentastellata, se vuole, può intervenire subito sul contratto di Bruno Vespa, perché è scaduto. Se dunque si va verso la razionalizzazione dei cachet per i conduttori, come da linea del nuovo amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini, con Bruno Vespa c'è da battere un calcio di rigore a porta vuota. C'è una differenza sostanziale tra i due casi, non accorgersene tirando in ballo sia l'uno che l'altro equivale a un errore di valutazione che, per il puro gusto di fare campagna elettorale, intorbidisce le acque e avvelena ulteriormente il dibattito.

D'altronde è una questione, soprattutto quella su Fabio Fazio, che è diventata tutta politica, inutile nasconderlo. Il conduttore di un programma che, con questo Governo, prova a dissentire, ma anche solo semplicemente opinare, sull'operato dei giallo-verdi, mandando anche in onda la stigmatizzazione di Andrea Camilleri sulla politica "nazista" che è contro l'accoglienza, in qualunque altro paese, sarebbe acclamato e considerato come un avamposto di libera opinione (è buffo, perché i Cinquestelle si sono serviti in passato di un'altra personalità libera, quella di Dario Fo, come grimaldello per entrare nei cuori degli elettori più fragili) . E invece: "Tagliamogli lo stipendio!". E il programma, magari.