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Bersaglio mobile, si gioca a fare i primi della classe

Nella trasmissione in veste estiva di Enrico Mentana si prova a fare il punto sull’economia. La formazione scesa in campo potrebbe permettersi la presunzione di riuscirci, invece ognuno pensa di fare la prima donna.
A cura di Andrea Parrella
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Poteva essere una buona occasione per spiegarci delle cose, qualora qualcuno avesse davvero intenzione di farlo. In verità la puntata di Bersaglio mobile di ieri sembra, finora, l'unico passo falso dell'estate antipasto del ricco palinsesto autunnale di La7. Il motivo è presto detto, c'erano quattro ospiti, tre sostanziali pensatori ed un docente di economia, che hanno fatto gara a chi tra loro fosse più bravo nel dire la sua sulla crisi devastante che investe l'Europa. Per non parlare del fatto che quando si eccedesse in gincane linguistiche lo stesso presentatore, Enrico Mentana, si gettava in questo rito orgiastico mettendo altra carne al fuoco. Non sia mai lo si dovesse credere troppo poco intelligente.

Componenti di prima scelta – Se l'economista in questione, prof. Alesina, provava a tirare delle somme, a limitarsi nella citazione di dati per fare piccole osservazioni (anche per una spigliatezza ed una dialettica non troppo vivaci), gli altri tre, Gad Lerner, Paolo Mieli e Giuliano Ferrara, si sono dilettati nel gioco di chi sapesse mettere, meglio degli altri, l'ultima parola per chiudere un discorso. Il risultato è stata una pletora sostanzialmente incomprensibile di discorsi non chiusi, della quale si siano potuti apprezzare solo piccoli sprazzi, se non altro perché i tre restano personaggi illustri e di certo dotati di un punto di vista che, citando Ferrara, non sia mai convenzionale.

Corti circuiti comunicativi – E' una necessità forte quella di evidenziare questo blocco comunicativo. Lo si diceva pochi giorni fa che l'economia in Tv è in crisi, più dell'economia stessa, nell'impossibilità di venir elaborata dallo spettatore in altro modo se non in una banalizzazione spicciola di salute o malattia della situazione monetaria di casa nostra e continentale (le due cose sono ancora separate? Se sì, quanto? E' questa la fonte del problema?). E dunque che l'argomento prenda delle direzioni vanesie in buona parte degli approdi televisivi, che venga indirizzata da un sostanziale Pourparler, siamo quasi disposti ad accettarlo.

Il fattore PrimaDonna – Diventa di più complessa digestione accettare che degli uomini di televisione e generalmente dotati di una forte capacità comunicativa se presi singolarmente, diventino un pastrocchio confuso ed indeciso se assemblati. Si mettono di mezzo le antiche rivalità (Lerner contro Ferrara), gli apostrofi rosa a suggellare questa reunion (così Mentana ha descritto la presenza centrista di Paolo Mieli), le discussioni infinite sulle colpe o no colpe della Germania in merito alla crisi. Anche Mentana, a tratti, si accorge di questa deriva. La morale è che alla fine, in seguito allo stordimento da belle parole e costruzioni sintattiche ragguardevoli, siamo così storditi e confusi da non capire nemmeno se la Germania sia da comprendere nella sua ostilità, oppure da biasimare.

La sintesi è una sola parola: peccato.

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