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28 Novembre 2021
18:09

Alessandro Siani: “Napoli è il terzo mondo? Tra le pagine più brutte del giornalismo internazionale”

Alessandro Siani si racconta a Verissimo, dove ripercorre i suoi 25 anni di carriera e del suo amore per la sua città: Napoli.
A cura di Ilaria Costabile
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Ospite della puntata di domenica 28 novembre di Verissimo è stato Alessandro Siani. L'attore e regista napoletano, arrivato a 25 anni di carriera, ha parlato non solo del prossimo film in uscita delle sale "Chi ha incastrato Babbo Natale", ma anche del suo percorso attraverso cinema e televisione e dell'amore per la sua città, Napoli, che gli ha permesso di avere qualcosa da raccontare.

Il legame con i suoi genitori

L'ironia di Alessandro Siani è incontenibile e anche Silvia Toffanin fa fatica a mantenere la serietà nel momento in cui il suo ospite le dice: "Tu hai creato un format dove chi non piange ha vinto", un modo per sdrammatizzare l'arrivo di un racconto più intimo della sua famiglia, inframmezzato da immancabili battute: "Da mio padre ho preso questo senso dell’ironia, mentre da mia madre ho preso questo senso diciamo poetico". 

L'amore per Napoli

Essendo un attore e un regista napoletano, il suo trasporto nei confronti della città è sempre stato molto intenso e Siani ha sempre cercato di portare la sua identità partenopea nei suoi lavori. Eppure c'è chi, come LeFigarò, ha definito il capoluogo campano "il terzo mondo d'Europa", a questa affermazione l'artista ha così risposto: "

Una delle pagine più brutte del giornalismo internazionale, grande falsità, terribile, Napoli è una città unica, vive delle piccole invidie. Visto che sono degli sfigati li chiamerò Sfigarò. È una città meravigliosa, è in continuo movimento, Napoli trova tante soluzioni. Ci sono i quartieri spagnoli dove ogni casa, soprattutto in questo periodo, diventa una sorta di centro commerciale, dove le persone si aiutano tra loro. Abbiamo una grande umanità, siamo pieni di persone che hanno una certa aridità, Napoli mantiene questa grande capacità di essere solidale e ha una grande tolleranza.

Il ricordo di Maradona

Ad un anno di distanza dalla morte di Diego Armando Maradona, il ricordo di un personaggio che ha cambiato così profondamente la storia del calcio mondiale, arriva partendo dal loro incontro. Siani, quindi, racconta il suo legame con il campione e il motivo per cui è diventato una vera e propria divinità per i napoletani:

Maradona ci ha resi felici, ha insegnato a noi napoletani la vittoria, un popolo che ha sempre subito tanto, anche inspiegabilmente. Maradona è stato disarmante, ha cambiato il dna di un popolo e ha avuto la capacità di restare unico e vicino alla gente. Organizziamo uno spettacolo al teatro, Maradona che raccontava la sua vita e quello che mi ricordo è, prima di entrare in scena, 5 minuti prima, entrai e Diego aveva gli occhi spaventati per affrontare il pubblico. Mi chiese “ce la faccio?” E vidi la fragilità di un uomo che non voleva deludere la gente. Maradona se n’è andato in un periodo in cui gli stadi erano chiusi, come se avesse pensato: “Se non ci stanno loro, ma io che ci sto a fa?”

 
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