Euro 2020 non sarà un europeo come gli altri. Vale per chiunque, se consideriamo che questo evento sportivo potrebbe essere il vero simbolo della ripartenza, vale anche per Sky Sport, che racconterà in esclusiva tutte le partite della competizione. Alessandro Bonan sarà tra i volti Sky più presenti nel racconto di questi europei, in partenza dall'11 giugno (qui tutto il programma), impegnato nel pre e post partita dei match della nazionale, ma anche con il ritorno di Calciomercato l'originale. Un momento particolare per l'emittente satellitare, che dalla prossima stagione dovrà rimodulare il racconto del calcio, dovendo fare a meno per un triennio di buona parte delle partite di Serie A.

Bonan appena vaccinato. Come sta?

Se dovessi sparire all'improvviso conosci le ragioni, ma al momento sto bene.

Al di là della vicenda personale, il vaccino si lega a questa avventura di Sky per gli Euro 2020, che segna un nuovo inizio.

È un momento di grande emozione, io credo che nei prossimi mesi il mondo esploderà in senso positivo. C'è voglia di un'esistenza che ci è stata sottratta e questo europeo cade nel momento giusto perché l'estate più bella è quella in cui c'è un grande evento come questo. Noi siamo fuori da un po' dopo i mondiali del 2018. Queste competizioni sono motivo di scansione della mia vita, riconduco le esperienze personali a quelle estati.

Torna con Calciomercato l'originale, format solidissimo anche nell'anno più difficile, in cui parlare di soldi e all'opulenza pareva peccato mortale.

Sono abbastanza tranquillo sotto questo, ci sono state estati in cui non c'era molto e dovevamo inventarci qualcosa. L'europeo darà una spinta al mercato. L'elemento centrale su cui vorrei puntare – per questo sono contento di aver coinvolto un grande personaggio dello sport come Julio Velasco – è determinato dall'importanza sempre crescente degli allenatori in questo calcio. Il valzer delle panchine ce lo dice. Gli allenatori possono sopperire all'assenza di capitali da investire e dare la spinta necessaria a ripartire e dal punto di vista mediatico non si scappa.

Un programma Tv è un puzzle e nei tuoi elemento fondamentale e distintivo sono le sigle. Anche quest'anno ce ne sarà una nuova in apertura ("Bluesao dei calciatori") e un'altra in chiusura ("Rispondimi bene").

Sono contento che venga posta sotto questo piano. Io scrivevo queste cose per me, ma a un certo punto ho pensato che questo programma, molto atteso, avesse bisogno di una colonna sonora. I programmi non iniziano dopo la sigla, ma con la sigla. Questa riflessione mi ha spinto a costruirne perché non solo mi diverto, ma riesco a fare comunicazione alternativa rispetto alla comunicazione canonica. All'inizio sembravo un po' matto, col tempo credo di aver avuto ragione.

La pandemia sembra aver accelerato molti processi, tra questi il modo e gli strumenti attraverso cui lo spettatore guarda i contenuti. Che futuro ha la televisione?

Io credo che la televisione continuerà a mantenere la sua centralità, non so se la mia sia un'illusione. Sicuramente Sky ha fatto un lavoro importante per permettere la fruizione dei contenuti in qualsiasi formato. Una volta il palinsesto lo subivi, oggi lo gestisci. Resta il contenuto all'interno di un rettangolo che è televisivo, che oggi come oggi ti dà ancora la possibilità di raccontare meglio di qualsiasi altro social ciò che tu vuoi raccontare.

Sky spinge da anni sul racconto del calcio femminile, cosa di non poco conto se consideriamo il dibattito quotidiano. Crede ci sia ancora un gap in termini di rappresentanza tra donne e uomini nel racconto dello sporto in Tv?

Io un gap non lo vedo. Noi a Sky facciamo anche fatica a porci il problema, una bella partita femminile equivale a una bella partita maschile. Poi si tratta certamente di un mondo che si è affacciato da poco, ma solo per quel che riguarda il calcio. Lo sport femminile caratterizza da sempre i nostri gusti e le nostre visioni. Su tutti penso al tennis. La cosa importante è che ci siano contenuti all'altezza dello sport che si rappresenta. Nel calcio femminile ci sono e noi li abbiamo colti volentieri con grande entusiasmo.

L'anno prossimo cambierà molto con i diritti Tv. Dai mondiali del 2006 in poi, ha partecipato a una stagione in cui Sky ha rivoluzionato il racconto dello sport e cambiato il Paese. Ora?

Secondo me Sky ha rappresentato un veicolo culturale fenomenale in questo Paese. C'è stato un lavoro eccezionale negli anni, in profondità, nello sport come nel cinema, nell'intrattenimento, in certe produzioni culturali. Sky ha una responsabilità che sente e che ha sempre sentito. Credo che questa cosa qualcuno debba riconoscercela perché è la verità. E sono convinto che questa responsabilità continueremo ad averla nei prossimi anni.