Riprende il viaggio di Alberto Angela tra le meraviglie del nostro Paese. A partire da sabato 4 gennaio, torna in prima serata su Rai1 la terza stagione di “Meraviglie – La penisola dei tesori”, il programma alla scoperta delle bellezze naturali e artistiche, riconosciute dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Fra castelli medioevali, edifici rinascimentali, piazze barocche e tombe preistoriche, “Meraviglie” è un viaggio nello spazio e nel tempo, che attraversa diverse epoche e culture alla scoperta del nostro territorio. Tra le bellezze più classiche e famose, il viaggio di Alberto Angela esplorerà le cupole della Basilica di San Marco a Venezia, la Fontana di Trevi, le tombe affrescate di Paestum, gli studioli segreti di Palazzo Vecchio a Firenze. Ma non solo, ci sarà grande spazio anche alle bellezze naturali, della grotta azzurra di Capri, al parco nazionale d’Abruzzo, fino alle cime dell’Etna.

Gli ospiti della terza stagione di Meraviglie

Grande attenzione alla musica: la colonna sonora che accompagnerà questo incredibile viaggio sarà imperniata sulla migliore tradizione classica italiana e nel corso delle puntate gli spettatori assisteranno persino ad un singolare spettacolo di danza allestito du una discesa lavica dell’Etna. Ad arricchire il viaggio ci saranno anche ospiti come Roberto Bolle, Carlo Verdone, Arturo Brachetti, Ottavia Piccolo.

Alberto Angela racconta la sua meraviglia

Quasi tre mesi di riprese, tra vento, pioggia, nebbia e persino neve per Alberto Angela e la sua troupe che hanno confezionato quattro puntate per la nuova stagione del programma. Prima tappa è Capri. “Siamo andati alla scoperta delle ville degli imperatori e in particolare di Villa Fersen, che diede il via alla famosa mondanità caprese”, ha anticipato il conduttore a Tv Sorrisi e Canzoni. Un nome evocativo, "Meraviglie", che Alberto Angela ha affrontato anche in modo personale, raccontando nella stessa intervista il suo personale concetto della parola:

Sono sempre stato un entusiasta, mi sono sempre appassionato a tutto quello che ho attorno a me. Quando osservo un’opera d’arte mi soffermo sui dettagli. Cerco di vedere le cose a tre dimensioni. Ricordo che a 9 anni un professore ci leggeva in classe “La guerra del fuoco” (il romanzo di J. H. Rosny aîné, ndr). Per me era come una fiaba. Forse per i miei compagni era una rottura di scatole, io invece ne ero rapito perché già allora ero appassionato di uomini preistorici e di dinosauri. Con lo stesso interesse ascoltavo i racconti di mio papà quando tornava dai suoi viaggi: i luoghi che aveva visto, le scoperte che aveva fatto. La cosa che amavo più di ogni altra era che non si trattava di storie inventate ma di fatti reali.