2 Marzo 2016
23:55

The Voice 2016, la storia di Kimia, fuggita dall’Iran: “Mi hanno picchiata perché cantavo”

Durante la seconda Blind Audition del 2 marzo, commuove la storia della persiana Kimia Ghorbani, cantante 31enne (incinta) fuggita da Teheran, dov’è stata perseguitata perché nel suo Paese le donne non possono cantare da soliste: “MI hanno arrestata, presa a calci e minacciata con la pistola. Io ho scelto la libertà”.
A cura di Valeria Morini

Nella seconda Blind Audition di The Voice of Italy, commuove la storia di Kimia Ghorbani, una ragazza iraniana costretta a fuggire dal suo Paese, dov'è stata perseguitata, picchiata e arrestata solo perché cantava. "Nel mio Paese le donne non possono cantare come soliste, ma solo in coro. Io ho deciso di essere libera", ha spiegato Kimia prima della sua esibizione nel talent di Raidue.

Nativa di Teheran, la Ghorbani ha 31 anni ed è incinta. Indossa un velo verde, simbolo della rivoluzione che qualche anno fa ha portato migliaia di iraniani a manifestare per un Paese più libero, duramente repressa dalle autorità. Poco dopo la performance, se lo toglierà, in segno di ribellione.

Non c'è il tempo di chiedersi come farà ad arrivare alla finale dello show (prevista a maggio), dal momento che probabilmente partorirà prima: Kimia incanta con un brano in lingua persiana, accompagnandosi con un tamburo tradizionale. Dolcenera, Max Pezzali e Emis Killa apprezzano e si girano. L'unica a non voltarsi è Raffaella Carrà, che si mangia subito le mani: "Mi pento perché ora ti ho visto e mi hai trasmesso una grande dolcezza. Mi dispiace di non essermi girata". "La tua voce mi ha evocato cose bellissime" si complimenta Max: alla fine Kimia sceglie come coach proprio Pezzali.

Kimia: "Sono stata arrestata, mi hanno preso a calci"

Davvero drammatica l'esperienza di Kimia, che ha raccontato nei dettagli la sua storia in un'intervista al Corriere della Sera.

Sono stata bendata e arrestata con la pistola puntata. Mi hanno detto che mi avrebbero ammazzato. Sono stata una settimana in prigione. Per tanti musulmani radicali una donna che canta è una cosa brutta perché la considerano erotica. Quando sono diventata più grande ho cominciato a suonare per strada: volevo dare un segnale forte per far uscire allo scoperto anche altre donne. Mi hanno picchiata, mi hanno preso a calci e insultata, hanno sequestrato il mio strumento, mi hanno portato via i soldi che avevo raccolto. Ho avuto paura, però piano piano l’ho persa. Sono stata molto forte, ho pensato che dovevo farlo: mi dicevo, non succede niente, se anche muoio… Dovevo farlo, una deve per cominciare, dare l’esempio. Dopo due anni però ho dovuto rinunciare, ho capito che da sola non potevo fare niente, le altre donne non mi hanno seguito perché avevano paura. Ogni volta che ci ripenso mi sento triste.

Nel 2012 ha frequentato la scuola italiana di Teheran per imparare la lingua, grazie alla quale ha ottenuto un visto da studente per venire nel nostro Paese, dove si è sposata pochi giorni fa. Con The Voice, potrebbe arrivare la sua seconda occasione: ha scelto di partecipare "per dare un messaggio, per smuovere le acque, per fare una campagna, per chiedere al governo di lasciare le donne cantare, devono capire che la religione è una cosa molto privata e non può diventare legge".

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