Il 29 giugno 2010 moriva a Terni Pietro Taricone, indimenticato protagonista della prima edizione del Grande Fratello. Carismatico, accentratore, accelerato come solo chi sente forte il desiderio di affermarsi sa essere, visse alimentando il personaggio che lo rese un simbolo. Il “guascone” di Trasacco che sognava Hollywood: un’interpretazione perfettamente riuscita, solo una delle mille sfaccettature esibite dal guaglione palestrato appassionato di filosofia. Un appeal squisitamente televisivo che i talent scout del Grande Fratello, alla loro prima esperienza di questo tipo in Italia, seppero scovare. Conquistò critici, conduttori, giornalisti, chi la televisione la sa fare e la sa raccontare. È sufficiente ripescare qualche vecchia intervista per rendersene conto (diverse sono le chicche ancora disponibili in rete). Fanpage.it ha chiesto a chi lo ha conosciuto da vicino durante quei tre mesi che lo resero popolare di raccontare Pietro. Lorenzo Battistello fu “l’antagonista” di Taricone, l’altro “cervo del branco”, per utilizzare un’espressione che spesa da Pietro per primo. Si contesero le attenzioni di Marina La Rosa, non ancora consapevoli che di quella sfida avrebbero riso anni dopo. Di quella sfida e di quelle manifestazioni di maschia virtù così squisitamente televisive che, dopo la scomparsa di Pietro, sarebbero rimaste cristallizzate nel tempo per raccontarne solo una delle innumerevoli facciate.

Ricordi dov’eri il giorno in cui hai appreso la notizia dell’incidente di Pietro?

Lo ricordo benissimo. Stavo andando a Ravenna. Ero per strada e un amico mi disse dell’incidente. Eravamo speranzosi all’inizio perché Pietro non è morto subito. Mi precipitai in hotel e passai la notte in contatto con gli ex compagni della Casa. Dopo 10 anni i nostri rapporti si erano allentati, non ci sentivamo spesso, ma quella notte ci riunì. Cercammo di capire cosa stava accadendo e pregammo insieme fino a quando, il giorno dopo, arrivò la notizia della morte. Quando è morto mi trovavo lontano da dov’era accaduto e da Trasacco, dove hanno fatto i funerali. Ci fu un po’ di dubbio, se andare o no. Io non ci andai.

Perché?

Perché ero lontano e perché erano anni che non ci vedevamo, ognuno aveva ripreso la propria vita. Il legame tra noi ex concorrenti è molto forte ancora oggi. Abbiamo un gruppo Whatsapp e ci sentiamo tutti i giorni. In quel periodo, invece, dopo il boom iniziale ognuno aveva preso la sua direzione. C’erano stati gli eventi, le serate, gli incontri in tv e poi ci eravamo distaccati, stavamo capendo cosa fare della nostra vita.

Quando avevi visto Pietro l’ultima volta?

Anni prima a Roma. Con Pietro c’era un rapporto strano ma piacevole. C’era una forma di profondo rispetto ma non c’è mai stato quel legame tale da farci pensare che fossimo migliori amici. Ricordo piacevolmente l’ultima volta che l’ho visto a Roma, facemmo un giro con la sua Smart come se fossimo due ragazzini che si ritrovano dopo anni di scuola. Parlo del 2005, prima che nascesse sua figlia. Non l’ho mai conosciuta ma ho visto le foto, è identica a lui. In questo periodo ho guardato dov’è Trasacco e quanto dista da Roma perché mi sono messo in testa di andare al cimitero a trovarlo. È una promessa che mi sono fatto e a cui penso da tempo. In questi giorni il desiderio è diventato sempre più concreto. Considero il ricordo un fatto importante. Parlo di quello privato, non di quello pubblico. Probabilmente anche perché in questo periodo, considerati i malanni che ho avuto (Lorenzo si è recentemente ammalato, adesso è guarito, ndr) sono diventato più sensibile e più saggio.

Qual è la prima immagine che ti torna in mente quando pensi a Pietro?

Ripenso a un episodio che accadde dopo che ero uscito dalla Casa. Avevo questo feeling con Marina La Rosa per cui, quando mi hanno eliminato, c’era attenzione sull’eventuale reazione di lei. Una volta uscito non potevo andare in giro per Roma. Per passare il tempo andavo a Cinecittà e stavo dalla parte esterna dell’acquario a guardare i miei compagni. Vidi Pietro fare una cosa che mi colpì molto: andò in giardino da solo e cominciò a chiamarmi. Io ero dall’altra parte del vetro e vedevo questo ragazzo che diceva ‘Lorenzo, mi senti? Lorenzo, mi vedi?’. Era quello che mi nominava di più, come se gli mancasse “l’antagonista”. Un giorno mi disse “Siamo come due cervi nello stesso branco. Ci scorniamo ma ci rispettiamo”. Gli mancava un pezzo, era quello più colpito dalla mia uscita. Quella scena di lui in giardino mi commosse. Voleva fare il macho, era un po’ la sua figura, ma era fragile. Faceva il duro per mascherarlo.

Com’era Pietro Taricone a telecamere spente?

Aveva un sogno ed era molto determinato. Voleva uscire dal paesino ma non voleva necessariamente apparire. Si è creato quel ranch perché era appassionato di cavalli e stava bene, non cercava altro. Era uno che non aveva paura. Non sarebbe mai stato un influencer ma sarebbe stato conosciuto.

Tra voi, proprio Marina La Rosa sarebbe stata quella che maggiormente ha sofferto per la morte di Pietro.

Marina si era trasferita a Roma. Anche Pietro viveva lì e si frequentavano, avevano un legame di amicizia. Quando Pietro è morto, Marina era ai funerali. Aveva un rapporto di conoscenza anche con Kasia Smutniak, credo. L’ha vissuto in maniera più dolorosa per questo. All’epoca mi contestò il fatto di non essere andato ai funerali. Io mi trovavo a 1000 chilometri e ricordo che i funerali furono celebrati molto velocemente, pochi giorni dopo mi pare. Fu uno shock, non ebbi nemmeno il tempo di organizzare lo spostamento. Poi Marina è una persona molto sensibile.

Partecipò solo Marina ai funerali di Pietro?

Sì. Credo che se fosse successo oggi saremmo stati lì tutti e nove. È stato il momento, nella nostra testa il Grande Fratello in quel periodo era finito. Quell’unità mancata all’epoca l’abbiamo ritrovata adesso.

Come immagini sarebbe stato Pietro oggi?

Me lo immagino felice nella sua fattoria, molto preso dalla figlia adolescente, con i suoi cavalli e con la voglia, ogni tanto, di perseguire il suo sogno di arrivare agli Oscar.